Lega-Russia Unita, quell’accordo che imbarazza Salvini

Scadrà nei prossimi giorni un patto politico siglato nel 2017 fra il terzo partito italiano (nei sondaggi) e la formazione del presidente russo Putin

Un’intesa politica che vale 5 anni, e che è in scadenza fra 5 giorni – il prossimo 6 marzo – sta mettendo in imbarazzo la Lega e il suo segretario, Matteo Salvini. Il 6 marzo 2017, infatti, la Lega ha siglato un accordo con Russia Unita, il partito del presidente russo Vladimir Putin. Il patto si rinnova tacitamente, è scritto nel testo, secondo quanto riportano alcuni media italiani come Repubblica e Il Foglio. A meno che una delle due parti “non notifichi all’altra entro e non oltre sei mesi prima della scadenza dell’accordo la sua intenzione alla cessazione dello stesso“. Ma questo termine è ormai spirato. E non risulta, a oggi, che la Lega abbia formalmente disdetto l’intesa nei mesi scorsi.

Salvini e la firma nel 2017

Secondo la ricostruzione di Repubblica, il 6 marzo 2017 Matteo Salvini era a Mosca per un colloquio bilaterale con il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov. In quell’occasione firmò un documento con il partito di Putin, rappresentato dal vice segretario generale del Consiglio per le relazioni internazionali, Sergei Zheleniak. Nelle premesse dell’intesa c’è, appunto, “un partenariato paritario e confidenziale tra la Federazione Russa e la Repubblica Italiana“. E l’articolo 1 prevede che “le Parti si consulteranno e si scambieranno informazioni su temi di attualità della situazione nella Federazione Russa e nella Repubblica Italiana, sulle relazioni bilaterali e internazionali. Sullo scambio di esperienze nella sfera della struttura del partito, del lavoro organizzato, delle politiche per i giovani, dello sviluppo economico, così come in altri campi di interesse reciproco“.

La Russia ha torto, fermiamo la guerra

Adesso però la posizione di Matteo Salvini non è la stessa di 5 anni fa o di 4 anni fa, quando pubblicamente, sui social media, lodava Vladimir Putin quale modello di statista. L’invasione russa dell’Ucraina e la minaccia nucleare, almeno potenziale, innescata da Putin con la messa in allerta del sistema di difesa atomico, costringono la Lega a più miti consigli. “Qui non siamo a Risiko. C’è una minaccia nucleare” ha detto Salvini oggi 28 febbraio in Tv a Mattino Cinque. “Bisogna reagire con forza e fermezza. Il problema non è essere amici o nemici di Putin. La Russia ha invaso ed è ovviamente dalla parte del torto. Gli ucraini si stanno difendendo e vanno aiutati“. “Quanto al nucleare, penso debba servire a riscaldare le nostre città… Oggi va fermata la guerra, la priorità è questa e nessun’altra“, ha concluso.

Salvini e la maglietta pro Putin

Lo scorso 24 febbraio, nel giorno dell’invasione russa dell’Ucraina, Matteo Salvini ha condannato l’aggressione e contemporaneamente ha fatto cancellare un suo vecchio post Facebook nel quale appariva nell’aula del Parlamento Europeo, dopo una visita ufficiale del presidente Sergio Mattarella. In quell’occasione (era l’estate del 2015) il segretario della Lega affermava di voler “fare cambio, due Mattarella per mezzo Putin come presidente” e si mostrava sfoggiando una maglietta con la foto del presidente russo. In questi giorni sui social impazza quella vecchia foto (sotto) così come altre, comprese quella dell’incontro di Matteo Salvini, Giuseppe Conte e Luigi Di Maio con Putin nel 2019.

 

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Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.