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Draghi: “Putin non vuole la pace”, Italia verso un’economia di guerra?

Da Kiev allarme su possibile invasione bielorussa. Roma, riscaldamento ridotto e luci monumenti spente. Usa, stop importazioni vodka e caviale

Putin non vuole la pace” in Ucraina, “il piano sembra essere un altro” afferma Mario Draghi. “Mentre dico questo mi auguro che al più presto si arrivi a qualche spiraglio e personalmente faremo di tutto per esserci, per chiedere che si arrivi presto alla pace.

Così oggi 11 marzo il premier Mario Draghi da Versailles (Parigi) dove si trovava per il summit europeo. “Faremo di tutto perché Putin e Zelensky arrivino a un accordo che però salvi la dignità dell’Ucraina“, ha sottolineato Draghi. Il premier ha poi respinto l’ipotesi che il nostro Paese sia stato tenuto fuori dalle mediazioni diplomatiche. È certo però che non è il Presidente del Consiglio italiano, ed ex Governatore della Bce, a tentare di trattare direttamente con Putin. Mentre lo sono il presidente della Francia, Emmanuel Macron – in questo momento presidente di turno dell’Unione europea – e il cancelliere della Germania, Olaf Scholz. Entrambi avevano già incontrato Putin, separatamente, prima della guerra in Ucraina, poi, congiuntamente, in un colloquio telefonico in questi giorni.

Roma Ucraina Pace
Foto Twitter @gualtierieurope

Gli effetti della guerra in Ucraina

L’Italia, intanto, si prepara a una tutt’altro che remota ‘economia di guerra‘. Con questo termine dobbiamo intendere il fatto che le conseguenze economiche e sociali del conflitto fra Russia e Ucraina stanno arrivando in nel nostro Paese, così come in tutta Europa, e non vi resteranno per poco tempo. Può significare: aumento del prezzo dei carburanti, del risaldamento e dell’elettricità; dei beni alimentari; dei principali prodotti di consumo. Ma anche diminuzione delle esportazioni, in primo luogo verso la Russia, a causa delle sanzioni dell’Occidente verso Mosca e delle ritorsioni del Cremlino.

Roma, riscaldamento ridotto

È in questa prospettiva, nell’ambito del piano di un possibile razionamento energetico a causa della guerra in Ucraina, che a Roma il Campidoglio avvierà una campagna di comunicazione. Obiettivo: sensibilizzare le romane e i romani al risparmio energetico. La campagna potrebbe prevedere anche lo spegnimento simbolico di alcuni monumenti della Capitale. Non solo. Fra gli interventi dei prossimi giorni ci sono la riduzione di 2 gradi centigradi della temperatura degli impianti di riscaldamento negli edifici pubblici e privati. E il possibile anticipo di una o due settimane dello spegnimento dei termosifoni. La Regione Lazio spengerà il riscaldamento nelle sue sedi per due ore al giorno.

Kiev: “La Bielorussia sta per invaderci”

Nel frattempo in America il presidente Joe Biden ha annunciato che gli Usa bloccheranno le importazioni di vodka e caviale dalla Russia come ulteriore forma di sanzioni a Mosca. Ma uno scontro diretto fra la Nato e la Russia provocherebbe la “terza guerra mondiale“, ha detto Biden. La situazione in Ucraina appare sempre più grave. La Bielorussia potrebbe attaccare l’Ucraina alle 21 ora locale – le 20 in Italia – secondo il Centro ucraino per le comunicazioni strategiche e la sicurezza delle informazioni. Dall’Ucraina spiegano che “secondo i dati preliminari, le truppe bielorusse potrebbero essere coinvolte nell’invasione l’11 marzo alle 21“. La possibile invasione sarebbe la risposta di Minsk al presunto raid aereo partito dall’Ucraina e che, secondo Kiev, la Russia avrebbe pianificato ad arte per indurre la Bielorussia ad attaccare, creando un casus belli. Il ministero della Difesa bielorusso ha smentito l’attacco aereo con un comunicato ufficiale.

Biden Compleanno

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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