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Ucraina, attacco a base militare vicino alla Polonia: 35 morti e oltre 130 feriti. Rapito un altro sindaco dopo quello di Melitopol

Le autorità ucraine chiedono la no-fly zone che però la NATO al momento rifiuta categoricamente

Nuova strage nella guerra in Ucraina, che ora si avvicina ai paesi NATO. La Russia ha sferrato un attacco missilistico contro una base militare vicino a Leopoli, a 25 chilometri dal confine polacco: 35 le vittime e almeno 134 i feriti. E dopo il sequestro del sindaco di Melitopol un altro sindaco ucraino è stato rapito dai russi.

Secondo il quotidiano inglese The Guardian, a causa dell’attacco al Centro per il Peacekeeping e la Sicurezza nei pressi di Leopoli, nelle prime ore del mattino di oggi 13 marzo, ci sarebbero anche circa 60 feriti. Il governatore della regione Maksym Kozytskyy ha dichiarato che la Russia ha lanciato 30 razzi contro il complesso che si trova a circa 25 chilometri dal confine con la Polonia.

No fly-zone subito

Questo è un nuovo attacco terroristico alla pace e alla sicurezza vicino al confine con Ue e Nato“, afferma su Twitter il ministro della Difesa ucraino Oleksii Reznikov. Nel Centro colpito, precisa, “lavorano istruttori stranieri“. Il ministro lancia un appello, lo stesso del presidente ucraino Zelensky in video collegamento con la manifestazione di Firenze, ieri 12 marzo. “Serve agire per mettere fine a tutto questo.” dice Reznikov. “Chiudete i cieli!“. Ovvero la cosiddetta no-fly zone. Ma il segretario della NATO, Jens Stoltenberg, ribadisce il suo no, in un’intervista al settimanale tedesco Welt am Sonntag. La no-fly zone “significa che le forze russe dovrebbero essere attaccate, il che comporterebbe uno scontro diretto e si rischierebbe un’escalation incontrollabile. “La guerra dobbiamo chiuderla, non ampliarla“, conclude.

Allarme aereo a Leopoli

A Leopoli sono risuonate nuovamente le sirene dell’allarme che preannunciavano un possibile attacco aereo, fortunatamente non avvenuto. Lo ha riferito in mattinata l’inviata dell’Ansa. Erano diversi giorni che nella città non suonavano le sirene in pieno giorno, sebbene avessero già suonato ieri 12 marzo all’alba. Ma gli allarmi anti aerei hanno suonato in piena notte in tutta l’Ucraina. Appunto anche in quell’ovest finora considerato relativamente al sicuro dall’avanzata della Russia.

Kherson, respinto il “referendum farsa

Tutto ciò mentre Kiev appare sempre più accerchiata e Mariupol allo stremo, l’esercito di Mosca colpisce con violenza anche Kherson. Solo poche ora prima il Consiglio regionale aveva respinto il progetto di un referendum per l’indipendenza per creare uno Stato simile a quello creato nel 2014 e nel 2015 nelle province di Donetsk e Luhansk, le due auto proclamate repubbliche filorusse, ora riconosciute formalmente da Mosca. Un “referendum farsa” per creare una “pseudo-repubblica” con l’obiettivo di dividere il Paese, tuonano Zelensky e il ministro degli Esteri, Dmytro Kuleba.

Ucraina Sindaco Rapito Dniprorudne
I sindaco rapito di Dniprorudne. Foto Twitter dall’account della testata turca Kerp Medya @kerpmedya

Rapito il sindaco di Dniprorudne

E un altro sindaco ucraino risulta prelevato con la forza e portato via. Le forze armate russe lo avrebbero rapito, come già hanno fatto l’11 marzo con Dmitry Fedorov, primo cittadino di Melitopol. Questa volta si tratta di Yevhen Matviiv, sindaco di Dniprorudne. Si tratta di una città occupata dai russi nella parte sudorientale dell’Ucraina, nella regione di Zaporizhzhia, dove il 4 marzo è avvenuto un attacco nei pressi della centrale nucleare di Enerhodar. “I crimini di guerra stanno diventando sistemici“, afferma Olexandr Starukh, governatore della regione di Zaporizhzhia.

Zelensky Ucraina Soldati
Il presidente ucraino Zelensky in un’immagine del 2020. Foto Facebook / Volodymyr Zelensky

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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