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Ucraina, l’Italia rischia di entrare in guerra?

L'aeronautica e l'esercito raddoppiano i caccia e i nostri militari in Romania. Rifondazione: "Da Pisa in volo armi 'travestite' da aiuti umanitari"

La guerra in Ucraina spinge le forze armate italiane ad affrontare il rischio di possibili ulteriori escalation militari in Europa. A Pisa lavoratori dello scalo merci dell’aeroporto hanno rifiutato di “caricare armi in partenza su un aereo” verso la Polonia.  

In riferimento al conflitto in Ucraina “ho autorizzato il raddoppio dei nostri caccia Eurofighter in servizio con la NATO in Romania ha detto oggi 16 marzo il generale Luca Goretti, capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, in audizione alle Commissioni Difesa del Parlamento. “Siamo a meno di meno di venti miglia dal confine ucraino. Dobbiamo prestare attenzione nella nostra attività di difesa aerea. Basta niente per sconfinare e trovarci in guerra.” “Per questo dico ai miei equipaggi che mai come ora ogni cosa deve essere fatta secondo le regole. Non bisogna mai farsi prendere dalla foga di vedere cosa c’è. Potrebbero esserci tentativi di farci entrare in territorio ucraino e sarebbe la fine“.

Italia Goretti Generale Ucraina
Il generale Goretti in audizione alle Commissioni Difesa di Camera e Senato

Guerra in Ucraina, la circolare dell’Esercito

Lo scorso 1 marzo, parlando in Senato della guerra in Ucraina, il premier Mario Draghi aveva dichiarato che le forze militari italiane schierate in Romania saranno raddoppiate. “L’Italia è pronta con un primo gruppo di 1.400 militari ed un secondo di 2.000“. La presa di posizione odierna davanti al Parlamento del generale Goretti segue invece una circolare dello Stato maggiore dell’Esercito del 9 marzo. Nella quale si parla di valutare con attenzione i congedi anticipati, e di avere reparti in prontezza operativaalimentati al 100%“. La circolare fa menzione anche di addestramento “orientato al warfighting” e di “provvedere affinché siano raggiunti e mantenuti i massimi livelli di efficienza di tutti i mezzi cingolati, gli elicotteri e i sistemi d’arma dell’artiglieria“. Il tutto con riferimento ai “noti eventi” e alle “evoluzioni sullo scacchiere internazionale“.

Esercito Italia
Soldati italiani. Foto @Esercito

Nella circolare dello Stato Maggiore dell’Esercito si danno una serie di indicazioni interne in materia di “personale“, “addestramento“, “impiego“, “sistemi d’arma“. Per quanto riguarda il personale, si chiede di valutare i congedi anticipati perché “deve essere effettuato ogni possibile sforzo affinché le capacità pregiate possano essere disponibili“. Tradotto: meno militari in congedo e più operatività in vista di ciò che accade e potrà accadere in Ucraina. Non mancano indicazioni per il personale in “ferma prefissata” che “dovrà alimentare prioritariamente i reparti che esprimono unità in prontezza“. A diffondere il documento è stata Rifondazione Comunista-Sinistra Europea.

Cosa succede all’aeroporto di Pisa

E arriva una denuncia su quanto starebbe avvenendo all’aeroporto di Pisa dall‘Unione Sindacati di Base e da Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista. “Casse piene di armi, munizioni ed esplosivi” è quello che avrebbero dovuto caricare su un aereo in partenza dall’aeroporto Galileo Galilei gli addetti dello scalo merci i quali però si sono rifiutati di farlo. La USB parla di “voli di morte mascherati da aiuti umanitari“. “Questi aerei atterrano prima nelle basi Usa/Nato in Polonia, poi i carichi sono inviati in Ucraina, dove infine sono bombardati dall’esercito russo, determinando la morte di altri lavoratori“, scrivono sul loro sito web invitando poi il Governo a fare chiarezza.

Pisa Aeroporto Galilei
L’ingresso dell’aeroporto civile Galileo Galilei di Pisa

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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