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La Russia blocca Facebook e Instagram (non WhatsApp). L’account di Beckham ai medici ucraini

La ex star del calcio inglese mette a disposizione dei pediatri di Kharkiv la sua piattaforma online da 71 milioni di follower

La Russia ha bandito Facebook e Instagram perché ritiene che i due social media, che fanno capo a Meta, la società statunitense di Mark Zuckerberg, siano coinvolti in “attività estremiste“. Il riferimento non detto è alla guerra della Russia in Ucraina. Quello esplicito è la protezione dei “cittadini russi” dagli “appelli alla violenza” contro di loro. 

Il tribunale di Tverskoy a Mosca ha definito, oggi 21 marzo, le attività di Instagram e Facebook, social network di proprietà di Meta, come estremiste. Non possono più operare nel paese, scrive l’agenzia di stampa Tass. Stando alla giudice Olga Solopova, il tribunale ha approvato la mozione presentata dall’ufficio del procuratore generale.

Ma la Russia non chiude WhatsApp

In precedenza, scrive la Tass, Roskomnadzor (l’agenzia che controlla l’informazione in Russia) aveva già limitato l’operatività di Instagram e Facebook in Russia. Il tribunale moscovita ha deciso di non limitare, almeno per il momento, l’operatività di WhatsApp, anch’essa di proprietà di Meta, la società madre delle attività social di Mark Zuckerberg. A Meta è ora vietato aprire filiali e fare affari in Russia. La procura generale e i servizi segreti dell’FSB “ritengono che le attività di Meta siano dirette contro la Russia e le sue forze armate“.

Mark Zuckerberg ceo Facebook
Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook

Bechkam, l’Unicef e Kharkiv

Dall’Inghilterra, invece, la notizia che l’ex capitano della nazionale di calcio, David Beckham, ha offerto il suo account Instagram (ma anche gli altri) ai medici ucraini di Kharkiv, in collegamento con l’Unicef. Egli stesso lo spiega sulle sue pagine social. La dottoressa Iryna, direttrice di un centro perinatale regionale, ha così potuto postare video nelle stories dell’account di Beckham per spiegare il lavoro che i medici stanno facendo per assistere mamme e bambini nella città martoriata dalla guerra. Kharkiv è la seconda metropoli ucraina dopo Kiev, con 1,4 milioni di abitanti, ed è bombardata dalle forze armate della Russia da oltre tre settimane, cioè dall’inizio della guerra.

I filmati mostrano neonati in cura in un seminterrato dove i sanitari di Kharkiv hanno dislocato i pazienti per sfuggire ai bombardamenti. La dottoressa Iryna, che oltre a gestire il centro è anche anestesista pediatrica, ha dichiarato: “I primi giorni sono stati i più difficili. Abbiamo dovuto imparare a lavorare con i bombardamenti.” “Probabilmente stiamo rischiando la vita, ma non ci pensiamo affatto. Amiamo il nostro lavoro. Medici e infermieri qui, ci preoccupiamo, piangiamo, ma nessuno di noi si arrende. Beckham, 46 anni, ha 71,7 milioni di follower su Instagram.

Zelensky: “Grazie Kunis e Kutcher

Da parte loro gli attori americani Mila Kunis – ucraina naturalizzata statunitense – e Ashton Kutcher hanno raccolto 35 milioni di dollari per i rifugiati ucraini scappati dall’invasione della Russia. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, li ha pubblicamente ringraziati su Twitter, con il post che riproduciamo qui sotto.

In un video condiviso sull’account Instagram di Kutcher, la coppia ha ringraziato i sostenitori per le loro donazioni. “Più di 65mila di voi hanno donato“, ha detto la Kunis. “Siamo sopraffatti dalla gratitudine per il sostegno” aggiungendo che mentre le donazioni non risolveranno la crisi generata dalla Russia in Ucraina, “il nostro sforzo collettivo fornirà un ‘atterraggio’ più morbido per così tante persone mentre vanno avanti nel loro futuro di incertezza“.

Zelensky Kunis Ucraina
La foto che Zelensky ha postato su Twitter con Kunis e Kutcher

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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