Ucraina, G7 e NATO avvisano a Putin. Duro botta e risposta con la Cina

“Preoccupati perché Pechino aiuta la Russia”. “Fate disinformazione, Kiev sia ponte fra Oriente e Occidente”

I Paesi del G7 e della NATO mettono in guardia il presidente russo Vladimir Putin sull’uso di armi chimiche o nucleari in Ucraina. Si tratta dunque, a parere dell’Occidente, di una prospettiva tutt’altro che irrealistica, che dopo un mese di guerra spietata sembra farsi via via meno improbabile.

Il vertice dei paesi NATO a Bruxelles il 24 marzo 2022. Foto Twitter @NATOpress

L”avviso’ a Putin emerge dalla bozza del comunicato finale dell’incontro del G7, riportata dall’agenzia di stampa Bloomberg. Se si dovessero usare armi chimiche nella guerra in Ucraina da parte dei russi, sicuramente” questa escalation “avrebbe gravi conseguenze“. Lo ha detto il premier del Belgio Alexander De Croo arrivando al vertice straordinario della NATO a Bruxelles. E i leader dei 7 ‘grandi’ paesi del mondo si impegnano a continuare a imporre severe conseguenze sulla Russia con l’attuazione delle sanzioni già decise, e sono pronti ad adottare ulteriori misure. Il G7 è composto da Usa, Canada, Regno Unito, Francia, Germania, Giappone, Italia, cui si aggiunge un rappresentante dell’Unione europea.

Vladimir Putin allo stadio di Mosca il 18 marzo

Ucraina, verso nuove sanzioni alla Russia

Secondo il premier britannico, Boris Johnson, “più dure sono le sanzioni, più potremo aiutare gli ucraini e meno questa crisi durerà“. “Siamo davanti alla più grave crisi per un’intera generazione” gli ha fatto eco il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, al suo arrivo al quartier generale dell’Alleanza atlantica a Bruxelles. Lì oggi si è tenuto il vertice straordinario dei leader dei 30 paesi membri.

Il presidente della Cina, Xi Jinping, 68 anni

“La Cina condanni Mosca e non la aiuti”

Chiediamo alla Cina di condannare l’invasione” dell’Ucraina da parte della Russia e di “non dare supporto politico e militare” a Mosca ha detto ancora Jens Stoltenberg. I paesi NATO, Italia compresa, intendono aumentare armi e truppe in Bulgaria, Romania, Slovacchia e Ungheria, per fare fronte alla minaccia russa. Stoltenberg ha evidenziato la necessità di ristrutturare e rafforzare la struttura di deterrenza dell’Alleanza alla luce degli ultimi avvenimenti.

La dura replica dei cinesi

La Cina, dal canto suo, ha accusato Stoltenberg di “diffondere disinformazione” nel momento in cui il segretario della NATO afferma che la Pechino ha sostenuto la guerra della Russia contro l’Ucraina. “Abbiamo sempre sostenuto che l’Ucraina dovrebbe diventare un ponte tra Oriente e Occidente, piuttosto che essere in prima linea in una partita tra grandi potenze“, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Wang Wenbin. Per Stoltenberg, invece, la Cina ha rifiutato finora di condannare la Russia e ha inviato con ritardo, rispetto a molti altri Paesi, aiuti umanitari a Kiev. Stoltenberg, tra le varie accuse, ha aggiunto che “la Cina ha fornito alla Russia supporto politico. Anche diffondendo palesi bugie e disinformazione, e gli alleati sono preoccupati che possa fornire supporto e materiale per l’invasione russa“.

Il segretario della Nato, Stoltenberg (a destra), col presidente polacco Duda. Foto Twitter @jensstoltenberg

LEGGI ANCHE: Gli Usa lo ‘risparmiano’ dalle sanzioni, lo strano caso di mister Abramovich

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.