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Papa Francesco: “Spendere il 2% del Pil in armi? Pazzia! Mi vergogno”

Al riarmo NATO contro la "guerra vergognosa" della Russia in Ucraina il pontefice contrappone il "potere che cura"

Il Papa si scaglia contro i paesi NATO, Italia inclusa. “Aumentare la spesa in armi è una pazzia, mi vergogno” afferma Francesco ricevendo in udienza le partecipanti all’incontro promosso dal Centro Femminile Italiano, giovedì 24 marzo.

Il pensiero va a quando, trent’anni fa, nel 1991, 5 giorni prima della scoppio della prima guerra del Golfo, Giovanni Paolo II affrontò il tema della guerra. E nel discorso di inizio anno al corpo diplomatico presso la Santa Sede usò parole passate alla storia. “Le esigenze di umanità ci chiedono di andare risolutamente verso l’assoluta proscrizione della guerra e di coltivare la pace come bene supremo“.

Giovanni Paolo II attentato
Giovanni Paolo II, Papa dal 1978 al 2005

Papa Francesco lancia di nuovo, nel 2022, un duro monito contro le guerre. E perché non si corra tutti verso un riarmo generalizzato a seguito della guerra scatenata dalla Russia in Ucraina. Il pontefice attacca la mossa del gruppo di Stati occidentali, compresa l’Italia, che consiste nella volontà di spendere il 2% del Prodotto interno lordo (Pil) di ciascun paese per l’acquisto di armi.

Quanto spenderà l’Italia per il riarmo

Significa, in concreto, che l’Italia si prepara a spendere 60 miliardi in armamenti nell’arco di 15 anni, oltre ai circa 25 miliardi già spesi negli ultimi due anni. “È una pazzia, io mi sono vergognato“, afferma Papa Bergoglio. E lo dice, non a caso, a un mese esatto dallo scoppio della guerra in Ucraina, e all’indomani delle affermazioni in Parlamento del premier Mario Draghi sull’impegno dell’Italia nel portare al 2% del Pil le spese militari nei prossimi anni, in linea con le sollecitazioni della NATO.

Draghi Putin Ucraina
Vladimir Putin e Mario Draghi

Ucraina, cosa fare secondo il Papa

La “vera risposta non sono altre armi, altre sanzioni, altre alleanze politico-militari, ma un’altra impostazione. Parlo di un modo diverso di governare il mondo, non facendo vedere i denti“. “È ormai evidente che la buona politica – ha detto Papa Francesco nell’udienza col Centro Femminile Italiano – non può venire dalla cultura del potere inteso come dominio e sopraffazione. No, ma solo da una cultura della cura: cura della persona e della sua dignità e cura della nostra casa comune“, afferma Bergoglio.

Mariupol Ucraina
La città ucraina di Mariupol sotto i bombardamenti

“La terza guerra mondiale a pezzi”

Lo prova, purtroppo negativamente, la guerra vergognosa a cui stiamo assistendo” prosegue Papa Francesco. “Penso che per quelle di voi che appartengono alla mia generazione sia insopportabile vedere quello che è successo e sta succedendo in Ucraina. Ma purtroppo questo è il frutto della vecchia logica di potere che ancora domina la cosiddetta geopolitica“. “La storia degli ultimi settant’anni lo dimostra” osserva Francesco.

Guerre regionali non sono mai mancate, per questo io ho detto che eravamo nella ‘terza guerra mondiale a pezzetti‘, un po’ dappertutto. Fino ad arrivare a questa, che ha una dimensione maggiore e minaccia il mondo intero. Ma il problema di base è lo stesso. Si continua a governare il mondo come uno ‘scacchiere‘, dove i potenti studiano le mosse per estendere il predominio a danno degli altri“. Occorre quindi, per Bergoglio, un modo diverso di governare il mondo, ormai globalizzato, e di impostare le relazioni internazionali. “Il modello della cura è già in atto, grazie a Dio – ha concluso il Pontefice – ma purtroppo è ancora sottomesso a quello del potere economico-tecnocratico-militare“.

Eurofighter Typhoon FGR4
Un Eurofighter Typhoon FGR4. L’Italia raddoppia i suoi caccia in Romania, vicino all’Ucraina

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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