Putin e Zelensky: due leader in guerra, due mondi diversi da capire per l’Occidente

Del primo in tanti si erano ‘innamorati’, il secondo ignoravano chi fosse. Col conflitto in Ucraina uno è il nuovo Hitler, l’altro quasi un santo

La guerra in Europa ha cambiato tutto. Un mese dopo come sono cambiate le nostre percezioni sui due grandi protagonisti del conflitto: Putin e Zelensky, leader rispettivamente di Russia e Ucraina?

Da un lato c’è l’aggressore, Vladimir Putin, dapprima ritenuto un presidente fra i più capaci al mondo, malgrado l’autoritarismo, la violenza e l’assenza di democrazia reale del suo regime. E adesso percepito in larga parte dell’opinione pubblica occidentale come un nuovo Hitler, responsabile di crimini contro l’umanità. Dall’altro Volodymyr Zelensky, il volto del potere di Kiev, pressoché ignorato fino alle scorse settimane. Ora percepito come un eroe della resistenza, in alcuni casi quasi un santo dalle cui labbra pendere sempre. E’ una questione di percepito sia nell’opinione pubblica, che tra i leader mondiali. E non si tratta solo di marketing politico.

Putin nuovo Macbeth

In Russia sono giorni più difficili di ciò che si può pensare nel resto d’Europa. Non soltanto per la popolazione, su cui il peso delle sanzioni occidentali di queste settimane comincia a farsi sentire. Ma anche per Vladimir Putin. Non si sa con certezza dove passi le sue giornate. Al Cremlino? Si sposta spesso per rifugiarsi nel bunker che fu di Stalin? In quale delle residenze presidenziali sparse per il paese si trova se e quando esce da Mosca?

Da sinistra, il patriarca di Mosca, Kirill, con Putin. Foto @visegrad24

Domande senza risposte certe. Non basta. Putin ha fatto arrestare alcuni capi dei servizi segreti che ritiene responsabili del fallimento della guerra lampo in Ucraina, si circonderebbe di numerosi assaggiatori di cibo, onde evitare avvelenamenti. E deve far fronte alla possibilità di un colpo di Stato a Mosca. Un fatto non più così remoto perché nell’establishment russo sale il malcontento verso una guerra che molti considerano assurda e foriera di un ritorno al passato – ai modi vita retoricamente ‘gloriosi‘ – dell’Unione Sovietica: un incubo.

Lavrov, il delfino

Su alcuni personaggi di alto rilievo accanto a Putin aleggia il mistero. Il ministro della Difesa, Sergej Šojgu, è sparito dopo i primi giorni della guerra in Ucraina, salvo riapparire momentaneamente in un video una decina di giorni fa. Da parte sua il ministro degli Esteri, Sergej Lavrov, ha dichiarato in Turchia, incontrando il suo omologo ucraino Dmitry Kuleba, che “la Russia non ha attaccato l’Ucraina“. Un momento di svolta nella percezione del punto a cui sta arrivando la propaganda russa, dopo aver proibito in patria l’uso della parolaguerra“; aver parlato fin dall’inizio di “operazione militare speciale“; e aver invaso l’Ucraina senza insegne ufficiali ma con lettere di riconoscimento dipinte a mano sui mezzi blindati, quali la “Z“, la “V“, la “O“.

In un’immagine di repertorio Lavrov col ministro degli Esteri italiano, Di Maio

L’élite europea aveva osannato Lavrov, negli anni passati, come un autorevole esponente della cerchia di Putin. In grado di moderare gli eccessi del presidente-dittatore. Adesso lo considera, e lo sanziona – lui e la sua famiglia – come il peggior esponente del neo putinismo ‘hitleriano’. Assieme al portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. Il quale ha dichiarato a Christiane Amanpour, della CNN, che la Russia non userà armi nuclearisalvo se minacciata nella sua esistenza“. Quindi, in astratto almeno, i russi non escludono a priori l’opzione della bomba atomica in questo conflitto. Fermo restando che non appaiono minacce all’esistenza della Russia. Se non nella percezione di Putin.

Zelensky, l’anti Putin d’Europa

Sul fronte degli aggrediti da Putin si è conquistato l’immagine di leader di caratura internazionale il giovane, e finora sottovalutato, presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky (44 anni). Ex comico e attore, Zelensky ha conquistato il potere a Kiev alle presidenziali del 2019, raccogliendo il 73% dei suffragi. Alla testa di un partito politico che porta il nome del suo show in cui si parodiava la politica ucraina: Servitore del popolo. La svolta nella percezione dell’immagine di Zelensky è arrivata nei primi giorni di guerra. Quando è filtrata la notizia che agli Usa i quali gli offrivano la possibilità di mettersi subito in salvo, il presidente ucraino aveva risposto: “Non ho bisogno di un passaggio, ho bisogno di munizioni“.

Iryna Vereshchuk, 42 anni, vicepremier dell’Ucraina

Vereshchuk, la combattiva vicepremier

Da quel momento, grazie anche a un’accorta campagna di lotta mediatica, e non solo militare, contro la Russia, Zelensky ha cominciato a ricevere inviti dagli organizzatori di manifestazioni per la pace pro-Ucraina nel mondo, e dai Parlamenti di tutta Europa. Per parlare, anche solo pochi minuti, in video, calorosamente applaudito. Ultimo in ordine di tempo, l’invito del Parlamento italiano, il 22 marzo scorso. Il fatto che Zelensky abbia in questi giorni messo fuori legge i partiti di opposizione al suo governo passa, al momento, come un fatto secondario. A fianco del presidente è emersa la figura di una donna carismatica: la vicepremier Iryna Vereshchuk, 42 anni, esponente del partito di Zelensky. Dieci anni fa era un’ammiratrice di Putin e si esprimeva contro l’ingresso dell’Ucraina nella NATO. Si è poi scusata, rinnegando le sue vecchie simpatie filoputiniane. E oggi è una degli avversari più accaniti del presidente russo. Non solo. Rappresenta agli occhi degli occidentali la combattività di molte donne ucraine non militari. Pronte a respingere i russi armi in pugno.

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Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.