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Ucraina-Russia, ai negoziati in Turchia anche Abramovich. Erdoğan: “Ora cessate il fuoco”

Dopo il sospetto avvelenamento l'oligarca considerato vicino a Putin, ma stimato dall'Ucraina, è apparso a Istanbul

Dopo oltre due settimane in cui di negoziati non si aveva traccia riprendono in Turchia i round di colloqui fra Ucraina e Russia per tentare di fermare le guerra.  

Nuova fase di trattative, dunque, da oggi 29 marzo fra le delegazioni di Kiev e di Mosca al palazzo Dolmabahce di Istanbul. A fare da mediatore è Recep Tayyip Erdoğan, il presidente della Turchia, paese NATO che ha legami sia con la Russia che con l’Ucraina. L’Ucraina ha affermato che l’obiettivo più ambizioso è garantire un cessate il fuoco.

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I negoziatori ucraini e russi con Erdogan

Arrivare alla pace e al cessate il fuoco il prima possibile sarà beneficio per entrambe le parti“, ha affermato Erdoğan, citato dalla tv di Stato Trt, incontrando le delegazioni di Russia e Ucraina prima del nuovo giro di colloqui. Entrambe le parti hanno “legittime preoccupazioni“, ha detto Erdoğan accogliendo i negoziatori a Istanbul. Il presidente turco li ha invitati a “porre fine a questa tragedia“.

Le agenzie di stampa, compresa la russa Ria Novosti, hanno documentato la presenza del magnate russo Roman Abramovich, ex patron del club inglese di calcio del Chelsea, nel ruolo di negoziatore informale a Istanbul. Prima dei colloqui ufficiali fa le delegazioni dei negoziatori, Abramovich ha parlato con Erdogan e con alcuni dei delegati. Di ieri la notizia del sospetto avvelenamento che l’oligarca considerato vicino a Putin avrebbe subito nelle scorse settimane. Un avvelenamento che potrebbe essere stato un sinistro ‘avvertimento’, dato il ruolo di negoziatore informale fra le parti che Abramovich, anche su richiesta ucraina, avrebbe svolto più volte da quando la guerra è cominciata.

Ucraina: “Resteremo neutrali”

L’Ucraina sta valutando di accettare lo status di neutralità. La Russia rinuncerebbe a “denazificareKiev ed è pronta a lasciare che l’Ucraina aderisca all’Unione europea. A patto che rimanga militarmente non allineata. Tuttavia “non stiamo commerciando persone, terra o sovranità“, ha affermato il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba arrivando a Istanbul. Il collaboratore del presidente ucraino Zelensky ha chiarito che “l’obiettivo minimo dei negoziati saranno i corridoi umanitari e quello massimo il raggiungimento di un accordo su un cessate il fuoco“.

“La Russia non userà armi nucleari”

Ma i negoziati di Istanbul cominciano in salita. Li ha preceduti un nuovo botta e risposta tra il presidente Usa, Biden e quello russo Putin. Il primo ha definito il secondo “un dittatore“, il Cremlino ha risposto accusando di ingerenze la Casa Bianca. Il portavoce Dmitry Peskov, in una lunga intervista al network statunitense Pbs, ha accusato l’Occidente di avere dichiarato, con le sanzioni, una “guerra economica” contro la Russia. La quale, ha sottolineato, deve ora adattarsi a “nuove condizioni“, “sfortunatamente piuttosto ostili“. Peskov ha poi affermato che “nessuno in Russia sta prendendo in considerazione l’idea di usare armi nucleari” né ha in programma di attaccare alcun paese NATO. A meno che non si tratti di “un atto reciproco“.

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Il presidente della Turchia, Erdogan, apre il tavolo negoziale a Istanbul fra Ucraina e Russia

Ucraina contro l’Europa: “Sanzioni deboli

Da Kiev, intanto, il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky attacca l’Europa. “Gli ucraini pagano con la vita le sanzioni deboli“, ha detto in un video. E ha definito “passive” le ritorsioni che l’Occidente ha imposto alla Russia. “Non ci dovrebbero essere pacchetti di sanzioni ‘sospese‘, ossia se le truppe russe fanno qualcosa, allora ci sarà qualche risposta” ha aggiunto Zelensky. “Ci sono ora molti accenni e avvertimenti che le sanzioni saranno inasprite, come con un embargo sulle forniture di petrolio russo in Europa, se la Russia usa armi chimiche. Semplicemente non ci sono parole“. Pensate a cosa si è ridotto il tutto. Aspettare le armi chimiche… Noi, gente viva, dobbiamo aspettare… Tutto ciò che l’esercito russo sta facendo e ha già fatto non merita un embargo petrolifero? Le bombe al fosforo non lo meritano? La produzione chimica o la centrale nucleare bombardata non lo meritano?“.

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Al centro Erdoğan e Abramovich. Foto Twitter @rianru

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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