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Wsj: “Sintomi di avvelenamento per Abramovich e i negoziatori ucraini”

L'oligarca ha partecipato a trattative per fermare la guerra. Avrebbe riportato dolore agli occhi e desquamazione della pelle: un 'avvertimento'

Roman Abramovich e i negoziatori di pace ucraini hanno sofferto sintomi di sospetto avvelenamento, ora almeno in parte superati. È accaduto dopo un incontro a Kiev all’inizio di questo mese. Lo scrive il Wall Street Journal.

La vicenda è accaduta nella notte fra il 3 e il 4 marzo. È in quel momento che si sarebbero manifestati i sintomi di avvelenamento, a seguito di un vertice negoziale. Si tratta di uno dei numerosi meeting che finora si sono tenuti, fin dallo scorso 28 febbraio, per tentare di fermare la guerra tramite il negoziato.

I sintomi dell’avvelenamento

L’ex patron del Chelsea, spiega il Wall Street Journal (Wsj) ha fatto la spola tra Mosca, Leopoli e altre sedi negoziali, in queste settimane. Lo stesso hanno fatto almeno due membri della delegazione dell’Ucraina al tavolo con la Russia. Sia Abramovich che gli altri due esponenti del team hanno sviluppato sintomi riconducibili a sospetto avvelenamento. Avrebbero subito arrossamento degli occhi, lacrimazione costante e dolorosa, desquamazione della pelle al viso e alle mani. Queste informazioni sono state riferite da testimoni.

Il presidente russo Vladimir Putin

A conferma delle tesi del Wsj c’è l’investigazione in corso da parte del sito Bellingcat diretto dal giornalista investigativo pluripremiato Christo Grozev. Secondo Bellingcat, Abramovich aveva preso parte ai negoziati il 3 marzo assieme a un altro imprenditore russo e al deputato ucraino Rustem Umerov. Il round di negoziazione del pomeriggio del 3 marzo si era svolto in territorio ucraino, fino circa alle 22 della sera. Più tardi, nel corso della notte, i tre avrebbero avvertito i sintomi di un possibile avvelenamento mente si trovavano in un appartamento a Kiev. Fra le sofferenze apparentemente inspiegabili, un dolore lancinante agli occhi. Soltanto dopo ore, al mattino, i sintomi sarebbero diminuiti.

Sostanza chimica imprecisata

Il giorno successivo – racconta Bellingat in un thread su Twitter del 28 marzo – il gruppo di negoziatori si è recato da Kiev a Leopoli, sulla strada per la Polonia, e poi Istanbul. L’obiettivo era di continuare i negoziati informali con la parte russa. “A un investigatore di Bellingcat è stato chiesto di aiutare a fornire un esame da specialisti di armi chimiche” scrive il sito di Christo Grozev. “Sulla base di esami a distanza e in loco, gli esperti hanno concluso che i sintomi sono molto probabilmente il risultato di un avvelenamento internazionale con una sostanza chimica non precisata“. Per Abramovich e i delegati ucraini i sintomi dell’avvelenamento si sono gradualmente attenuati nel corso della settimana successiva.

Zelensky Ucraina Soldati
Il presidente ucraino Zelensky in un’immagine del 2020. Foto Facebook / Volodymyr Zelensky

Avvelenamento col cioccolato

I tre uomini, spiega ancora Bellingcat, hanno consumato solo cioccolato e acqua nelle ore precedenti la comparsa di segnali di avvelenamento. Un quarto membro del team negoziale ucraino che ha consumato questi alimenti non ha manifestato alcun sintomo. Gli esperti hanno affermato che il dosaggio e il tipo di tossina utilizzati erano probabilmente insufficienti per causare danni potenzialmente letali e molto probabilmente avevano lo scopo di spaventare le vittime. Le vittime hanno affermato di non essere a conoscenza di chi avrebbe potuto avere interesse in un attacco del genere. “Bellingcat ha scelto di non denunciare questa storia prima a causa della preoccupazione per la sicurezza delle vittime. Data la scelta delle persone prese di mira di parlare, Bellingcat e il suo partner investigativo The Insider intendono pubblicare un’indagine sui presunti avvelenamenti.”

Negoziati Ucraina Russia Gomel
I negoziati in Bielorussia fra la delegazione russa e quella ucraina, lunedì 28 febbraio 2022. Foto Twitter @BelarusMFA

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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