È ora di rivalutare Kristen Stewart

Mentre noi abbiamo continuato a criticarla per Bella Swan, lei si è evoluta e dobbiamo riconoscerglielo

Dimentichiamo Bella Swan. Siamo d’accordo sul fatto che per la carriera di Kristen Stewart abbia avuto un’importanza fondamentale. Ma, mentre noi siamo rimasti a criticarla per quelle espressioni talvolta forzate, lei è andata avanti. E, nel giorno in cui compie 32 anni, è arrivato il momento di fare ammenda. 

Twilight è stata la fortuna, ma anche la maledizione di Kristen Stewart. Da un lato, infatti, l’interprete statunitense è riuscita a ottenere il ruolo di Isabella “Bella” Swan, che le ha assicurato la fama planetaria, sbaragliando un’agguerrita concorrenza, tra cui la (futura) Premio Oscar Jennifer Lawrence. Dall’altro, tuttavia, l’ha condannata a una gogna mediatica, sin da prima che la pellicola uscisse nelle sale cinematografiche. Quando lei e Robert Pattinson, infatti, sono stati ufficializzati come protagonisti della saga, nata dalla penna di Stephenie Meyer, le reazioni sono state tutt’altro che lusinghiere.

I due volti – soprattutto quello di Kristen Stewart – non rispecchiavano le aspettative comuni, rese ancor più condivise grazie al fenomeno nascente delle fanfiction, che hanno trovato terreno fertile su Wattpad (dando i natali alla saga di Cinquanta sfumature, ma questa è un’altra storia). E, nonostante il successo iniziale, la critica bollò immediatamente l’interprete come inespressiva e forse fuori luogo. Insomma, per dirla in maniera caustica: inadatta alla recitazione. Anzi, i tabloid sembravano maggiormente interessati al rapporto che intercorreva tra lei e il suo partner di scena – che, per un breve periodo, è stato anche compagno di vita – ben 14 anni dall’uscita del primo capitolo della saga – ma ormai è giusto fare ammenda. Scusaci, Kristen Stewart!

Tutte le volte in cui Kristen Stewart ci ha smentito dimostrandosi un’attrice talentuosa

Ripetiamolo ancora una volta, come fosse un mantra: “Kristen Stewart non è (solo) Bella Swan!” La giovane protagonista della saga di Twilight ha occupato una parentesi significativa, durata cinque anni, ma conclusasi ormai nel 2012. E, nel corso dell’ultimo decennio, di progetti l’interprete statunitense ne ha portati a termine diversi.

La sua parabola è, per certi versi, assimilabile alla fiaba del brutto anatroccolo. Da interprete bistrattata da Hollywood, infatti, Stewart è riuscita a redimersi rivelando un talento rimasto inespresso, ma che già in tempi non sospetti aveva mostrato. È il caso, ad esempio, di Into the Wild – Nelle terre selvagge di Sean Penn, nel 2007 o, andando ancora più a ritroso, Panic Room (2002) di David Fincher, al fianco di Jodie Foster e Jared Leto. Ma il meglio della sua carriera è arrivato dopo l’esperienza nei panni di Bella Swan, come se Twilight, in fin dei conti, fosse stata una parentesi isolata, divenuta però un caso mediatico per diversi fattori, tra eccesso di CGI e recitazione discutibile.

Da “brutto anatroccolo” a “splendido cigno”

Al di fuori della saga incentrata sull’amore senza tempo tra il bel vampiro e la giovane ragazza giunta a Forks, Kristen Stewart ci ha letteralmente stupiti. Era esattamente il 2012, infatti, quando prese parte al coraggioso riadattamento sul grande schermo di On the Road, basato sul classico della Beat Generation di Jack Kerouac. Da lì ha avuto inizio la sua progressiva metamorfosi fino ad arrivare allo splendido cigno che è oggi.

Solo nel 2014 entrò nel cast di due importanti pellicole, la prima in concorso a al 67° Festival di Cannes e la seconda approdata ai Premi Oscar 2015. Si tratta di Sils Maria di Olivier Assayas, una sorta di versione francofona e aggiornata del cult Eva contro Eva, grazie al quale ha segnato uno storico record. Nel 2015 divenne infatti la prima interprete statunitense (e, ad oggi, l’unica) a ricevere il Premio César (gli Oscar francesi) come Miglior Attrice Non Protagonista. La seconda pellicola, invece, è Still Alice, nel ruolo della figlia della protagonista, interpretata da Julianne Moore, che per la sua interpretazione vinse l’Academy Award.

Spencer

Iniziò per lei un periodo nel quale si alternò tra titoli indipendenti e grandi produzioni, attirando perfino l’attenzione di nomi del calibro di Woody Allen, che la volle in Café Society. Nel 2016 è tornata a lavorare nuovamente con Assayas per Personal Shopper, in lizza per la Palma d’Oro a Cannes e apprezzato dalla critica specializzata. Il 2018 ha segnato per la Stewart un altro importante traguardo: l’interprete è difatti entrata a far parte della giuria del Festival di Cannes, presieduta da Cate Blanchett.

La redenzione definitiva con Spencer

C’è voluto tanto, ma finalmente il mondo del cinema, ormai, aveva smesso di squadrarla con disprezzo dall’alto al basso, fino alla redenzione definitiva. Nel 2021, infatti, è la discussa Lady Diana nel delicato, artefatto e sognante ritratto che Pablo Larrain ci ha offerto in Spencer. Presentato alla 78a Mostra del Cinema di Venezia, il biopic si prefigge dichiaratamente lo scopo di raccontare una Diana Spencer inedita, dentro le mura della tenuta della regina a Sandringham, nel Norfolk, durante le vacanze di Natale del 1991. Una Diana che, a prescindere da ciò che si possa pensare, è riuscita a rimpadronirsi – seppur brevemente – di se stessa.

La sua performance le ha assicurato diverse nomination ai premi cinematografici più importanti, tra cui i Golden Globes, Critic’s Choice e quella ambita ai Premi Oscar. Ad oggi, dunque, Kristen Stewart può dirsi soddisfatta della sua vita e ha una persona speciale, al fianco della quale condividere la sua gioia: si tratta della sceneggiatrice Dylan Meyer, con la quale fa coppia fissa dall’agosto 2019.

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