Ucraina: incubo guerra chimica. Mariupol, l’ultima resistenza alle acciaierie AzovStal

Secondo il Pentagono le truppe russe potrebbero usare anche gas lacrimogeni mescolati ad agenti chimici

Guerra in Ucraina: Kiev torna a chiedere armi e avverte gli alleati: “Chi non ci aiuta contro l’invasione russa si assume la responsabilità dei nostri morti“. A Mariupol, la città martire del sud, che i russi vogliono a tutti i costi, gli ultimi reparti delle forze armate ucraine resistono asserragliati attorno agli impianti metallurgici della AzovStal.  

L'accieria AzovStal di Mariupol, dove sarebbero asserragliati gli ultimi reparti ucraini. Foto Twitter @IAPonomarenko

Per il presidente Volodymyr Zelenskypresto sarà necessario un maggiore supporto militare” all’Ucraina. “Le vite degli ucraini si stanno perdendo, vite che non possono più essere restituite” afferma. “E questa è anche responsabilità di coloro che ancora conservano nel proprio arsenale le armi di cui l’Ucraina ha bisogno. Responsabilità che rimarrà per sempre nella storia. Se avessimo jet, veicoli corazzati pesanti, artiglieria, saremmo in grado di porre fine a questa guerra“.

Boris Johnson e Volodymyr Zelensky a Kiev il 9 aprile

Sullo sfondo resta la preoccupazione per il ricorso dei russi alle armi chimiche. Secondo quanto riferito dal battaglione Azov, a Mariupol un drone avrebbe lanciato delle sostanze tossiche sui difensori della città. Tre persone hanno evidenziato “chiari segni di avvelenamento chimico“. Per nessuno di loro ci sono “gravi conseguenze“. I russi smentiscono. Per il portavoce del Pentagono, John Kirby, “non siamo in grado di confermare queste informazioni ma il dipartimento della Difesa americano continua a monitorare la situazione da vicino.” “Sono notizie molto preoccupanti e riflettono i timori che abbiamo da tempo sul rischio che la Russia possa usare gas lacrimogeni mescolati ad agenti chimici“. La presa di Mariupol è fondamentale per i russi: consentirebbe di collegare i territori delle repubbliche separatiste del Donbass alla Crimea.

Crimini di guerra e contro l’umanità

Secondo la procuratrice generale dell’Ucraina, Iryna Venediktova, al momento sono oltre5.800 i casi” di crimini di guerra commessi dalla Russia in Ucraina. “Qui stiamo ancora riesumando cadaveri dalle fosse comuni” per quelli che “non sono solo crimini di guerra ma anche crimini contro l’umanità“. Il portavoce del Dipartimento di Stato americano, Ned Price, ha dichiarato che “se le prove ci diranno che Putin è responsabile di crimini di guerra, sarà perseguito per questo“.

A Bucha, vicino Kiev, dopo il ritiro dei russi sono stati ritrovati civili uccisi e abbandonati in strada

Ucraina, mine dappertutto

Il presidente dell’Ucraina, Zelensky, sottolinea inoltre che “le truppe russe hanno lasciato mine ovunque, nelle case, nelle strade, nelle auto, nelle porte“. “Hanno fatto di tutto per rendere il più pericoloso possibile il ritorno in queste aree. Hanno fatto di tutto per uccidere o mutilare il maggior numero possibile della nostra gente quando sono stati costretti a ritirarsi dalla nostra terra“. A nord di Kiev sono “centinaia di migliaia gli oggetti pericolosi trovati, soprattutto, mine e proiettili inesplosi“.

A Mariupol oltre 10mila morti

Nella città portuale di Mariupol, sul Mare d’Azov, sarebbero più di 10mila i civili che hanno perso la vita a causa dell’assedio russo. Lo ha detto il sindaco, Vadym Boychenko, all’Associated Press. Il bilancio delle vittime potrebbe arrivare a superare i 20mila, in un centro urbano da settimane sotto attacco e dove molti corpi senza vita sono sulle strade. Boychenko ha anche accusato le forze russe di aver bloccato per settimane i convogli umanitari che cercavano di entrare in città.

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Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.