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Charlie Chaplin il “Vagabondo” che ha rivoluzionato il cinema

Nato il 16 aprile del 1889 rappresenta ancora oggi un'icona sempre attuale e fonte d'ispirazione

Nel giorno del 133esimo anniversario di nascita di Charlie Chaplin lo ricordiamo attraverso la sua arte e il suo genio che hanno reso lui e il suo cinema immortali e sempre attuali. Un riferimento assoluto che ritorna, ancora oggi, nella produzione cinematografica moderna; a dimostrazione della grandezza di un artista unico.

Sir Charles Spencer Chaplin nasce a Londra il 16 aprile del 1889; vissuto attraverso il Novecento Charlie Chaplin è stato al centro, diventando anche il fulcro, della trasformazione del cinema. Il passaggio epocale dal muto al sonoro restituisce una cornice unica a colui che fu un genio indiscusso.

Charlie Chaplin e Douglas Fairbank
Charlie Chaplin e Douglas Fairbank

Iconico come iconica è la sua immagine con la bombetta, i baffetti e il bastone da passeggio; Charlie Chaplin fu attore, regista, sceneggiatore, autore, compositore e comico; ma soprattutto fu un uomo che, nonostante le sue insicurezze nella vita, ha restituito un patrimonio artistico dal valore inestimabile.

Tutto ebbe inizio con Charlot

Un giorno senza un sorriso è un giorno perso“, così recita una delle frasi, forse, in assoluto più celebri di Charlie Chaplin. E del resto il giovane inglese con la sua arte fu in grado di regalare tanti sorrisi; ma, oltre alla bombetta, ai baffetti, ai pantaloni larghi e al bastone da passeggio di Charlot, Charlie Chaplin ebbe la genialità di carpire le tematiche dei suoi tempi, le più attuali, le più controverse, le più intrigate e restituirle al cinema in una forma che, ancora oggi, risulta moderna.

Nato a Londra trova fortuna negli Stati Uniti, dopo una lunga gavetta nella stessa compagnia di varietà inglese in cui aveva lavorato Arthur Stanley Jefferson. Il Vagabondo, arriva per la prima volta sul grande schermo il 7 febbraio 1914; il protagonista è la celebre maschera comica Charlot. Sarà quella prima comica, dal titolo Kid Auto Races at Venice, a segnare la nascita di un mito; con il passo incerto, quasi danzante, così come il ‘suo’ Charlot, Charlie Chaplin entra nella storia del cinema.

Tempi Moderni sempre attuale

Dalla grande potenza comunicativa, Charlie Chaplin è stato capace di donare al cinema e alla comicità un valore che ancora oggi è fonte di ispirazione per attori e registi; Todd Philips, ad esempio cita, in Joker, Tempi Moderni. Questo capolavoro di Chaplin, datato 1936, mostra in maniera ironica il passaggio all’era delle industrie e del lavoro in serie. La celebre metafora del gregge di pecore, paragonato agli uomini che si dirigono in fabbrica, rappresenta in maniera sublime la metafora di una vita che cambia; il rischio che, ancora oggi si corre, se ci si lascia coinvolgere dalle mode, senza mantenere la propria individualità.

Charlie Chaplin e Jackie Coogan
Charlie Chaplin e Jackie Coogan ne Il Monello

E di questo capolavoro del ’36 impossibile non citare anche Smile composta da Charlie Chaplin. “Sorridi anche se il tuo cuore soffre, sorridi anche se si sta spezzando. Se ci sono nuvole nel cielo te la caverai. Sorridi attraverso le paura e il dolore, sorridi e forse domani vedrai il sole splendere“. Smile fu resa celebre da Nat King Cole, ed è, ancora oggi, una canzone manifesto per gli artisti. Anche se la musica non era nata per essere una canzone, il testo fu aggiunto da due parolieri molto tempo dopo l’uscita di Tempi moderni. Tuttavia, sembra ricordare Il Vagabondo, quell’uomo dietro il personaggio che fu proprio Charlie Chaplin; ma in qualche modo quel ‘doppio’ che attraversa tante persone, tante personalità che alla fine trovano un modo per sorridere, nonostante tutto.

Charlie Chaplin un’icona immortale

La grandezza di Charlie Chaplin risiede nel fatto di essere in grado di toccare il cuore e i sentimenti, non solo perché fanno ridere; la mimica, le espressioni del corpo, la malinconia rappresentano gli uomini e la società. Ed è proprio il fatto che i film siano muti a restituire quel valore universale che sconfina dai limiti spazio-temporali; tutti si possono indentificare, ieri come oggi, a Sud o al Nord del mondo. Charlie Chaplin si muove con leggerezza e racconta la sua visione del mondo, anche attraverso la drammaticità; ma lo fa in un modo che consente a chiunque di indentificarsi.

Charlie Chaplin, Il Grande Dittatore

Ma quella leggerezza donata ai suoi personaggi non si può di certo dire che fosse frutto di una leggerezza di vita; Charlie Chaplin era piuttosto maniacale nella perfezione. Estrema cura dei dettagli, dal montaggio agli interpreti; nella consapevolezza di dover utilizzare un linguaggio comprensibile a tutti. Charlie Chaplin si esprime con tutto sé stesso ed è proprio sé stesso che porta sul grande schermo; portando la propria esperienza prima di uomo e poi d’artista. Dall’infanzia difficile alla povertà, dietro tutto il cinema di Charlie Chaplin c’è innanzitutto Charlie Chaplin uomo.

L’uomo nei panni dell’attore

Dal Monello del 1921 alla Febbre dell’Oro del 1925, Luci della città del 1931, Tempi Moderni del 1936 fino a Il Grande Dittatore del 1940 e Luci della ribalta del 1952; ogni film appartiene, in qualche modo alla sua vicenda biografica. Racconta la rabbia, l’allegria, l’amore e la sensibilità; in grado di far piangere e ridere contemporaneamente. Tra tutti i suoi lavori, uno che indubbiamente vale la pena di citare e che accende una grande riflessione (attuale ancora oggi che ci troviamo nel pieno di una guerra nell’Est d’Europa) è Il Grande Dittatore del 1940.

Ricordando nei connotati il dittatore nazista, Hitler, Charlie Chaplin scrive un inno alla pace, contro la guerra e contro l’odio. Un inno contro i regimi totalitari e l’intolleranza. Impossibile confinare questo capolavoro all’interno di confini temporali. Ed è, anche, grazie alla sua continua attualizzazione che nel 1972 Charlie Chaplin riceve il suo secondo Oscar alla carriera con la più lunga ovazione nella storia del cinema. Ed in quel momento forse, Chaplin comprende che il mondo lo aveva sempre amato. Muore il giorno di Natale del 1977 ricordandoci che, dopotutto, “Il tempo è un grande autore: trova sempre il perfetto finale“.

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Francesca Perrone

  • Cultura, Ambiente & Pets

    Messinese trasferita a Roma per gli studi prima in Scienze della Comunicazione Sociale presso l'Università Pontificia Salesiana, con una tesi su "Coco Chanel e la rivoluzione negli abiti femminili", poi per la specializzazione in Media, Comunicazione Digitale e Giornalismo alla Sapienza. Collabora con l'Agenzia ErregiMedia, curando rassegne stampa nel settore dei rally e dell'automobilismo. La sue passioni più grandi sono la scrittura, la moda e la cultura.
    Responsabile dei blog di VelvetMAG: VelvetPets (www.velvetpets.it) sulle curiosità del mondo animale e di BIOPIANETA (www.biopianeta.it) sui temi della tutela dell'ambiente e della sostenibilità.

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