Pasqua di dolore nell’Ucraina devastata dalla guerra

Scaduto a Mariupol l’ultimatum dei russi. L’ultimo manipolo di soldati ucraini asserragliato nelle acciaierie

Le sirene d’allarme antiaeree risuonano in Ucraina anche nella mattina di Pasqua, domenica 18 aprile, dopo oltre 50 giorni di guerra. Alcune esplosioni, riporta la Bbc, si sono udite capitale Kiev.

Un volontario affranto dopo aver raccolto cadaveri a Bucha, Ucraina. Foto Twitter @AlexKentTN

In Ucraina la Russia sta commettendo un genocidio” ha detto ancora una volta, in un’intervista alla Cnn, il presidente, Vlodymyr Zelensky. “Non uccidono soldati, uccidono civili“. “Abbiamo prove audio e video in cui si sentono i russi dire che ci odiano e che ci distruggeranno“, ha detto ancora Zelensky.

Il magnate russo Roman Abramovich

Si apprende intanto (lo scrive l’agenzia di stampa Bloomberg) che il miliardario Roman Abramovich si è recato a Kiev nel tentativo di riprendere i colloqui di pace tra Russia e Ucraina. Negoziati che, dopo quelli del 29 marzo a Istanbul, a cui era stato presente lo stesso magnate russo, si sono bloccati. E ciò a seguito dell’emergere delle atrocità russe contro i civili ucraini. Abramovich avrebbe avuto in queste ore un incontro con i negoziatori di Kiev per discutere i modi di rilanciare i negoziati. Il miliardario russo, che ha un legame di lunga data con Vladimir Putin, ha agito come mediatore sin dall’inizio della guerra. E lo ha fatto su richiesta del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Ucraina, “Mariupol sta per cadere

Sul terreno di guerra, mentre le nuove armi americane per l’Ucraina stanno arrivando a destinazione, le forze armate russe hanno offerto ai difensori di Mariupol di cessare le ostilità e deporre le armi. L’ultimatum è scaduto alle 6 di questa mattina (domenica) ora di Mosca (le 5 in Italia). Mosca ha annunciato di avere sconfitto la resistenza in tutta l’area urbana della città sul Mare d’Azov. Ma gli ucraini resistono ancora: un manipolo di soldati resta asserragliato sotto i tunnel della grande acciaieria AzovStal.

La guerra russa in Ucraina dura ininterrottamente da oltre 50 giorni

Negoziati in pericolo

La resa totale degli ucraini, che potrebbe avvenire da un giorno all’altro, sarebbe la prima vera svolta nell’invasione. Tuttavia potrebbe costituire una pietra tombale sui tentativi di trovare una soluzione diplomatica. Zelensky l’ha detto in modo chiaro: se ci distruggerete a Mariupol i negoziati salteranno. Si comincia a temere anche per il possibile mancato arrivo dei rinforzi. I russi avrebbero abbattuto vicino a Odessa un cargo militare ucraino che trasportava le armi inviate dall’Occidente. Dal canto suo il Consiglio di Difesa ucraino ha definito falso l’annuncio di Mosca della presa di Mariupol. “Le forze ucraine continuano a difendere Mariupol ma il ministero della Difesa russo ha già riferito che l’intera città di Mariupol è stata completamente ripulita dai militanti Azov, dai mercenari stranieri e dalle forze armate. Vi avvertiamo: questa è una fake news!

Tracce di armi chimiche

Nella regione nord orientale di Sumy, nel villaggio di Bilka, sono emersi resti di presunte armi chimiche: di gas nervino Sarin e di altre sostanze. La scoperta è avvenuta dopo la liberazione della zona dagli occupanti russi. Lo ha dichiarato il sindaco di Trostyanets, Yuriy Bova, alla radio ucraina, riferisce Ukrinform. “Abbiamo trovato i resti di armi chimiche nel villaggio di Bilka, Sarin e altre sostanze. Sono stati trovati dei contenitori. Ora il servizio di sicurezza ucraino ci sta lavorando. Forse gli occupanti volevano spargere queste sostanze chimiche a Kiev, Poltava o in altre città“, ha aggiunto. Il Sarin è un gas nervino classificato come arma chimica di distruzione di massa. Veleno 26 volte più letale del cianuro, se ne contrasta l’effetto con atropina e altri antidoti.

Case e negozi distrutti a Mariupol in Ucraina. Foto Twitter @EuromaidanPress

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Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.