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Il 9 maggio dell’Italia: Aldo Moro, l’Europa e la pace

Cosa avrebbe detto lo statista assassinato dalle Br rispetto alla guerra in Ucraina? Pace ed Europa le parole più usate nei suoi discorsi

Lunedì 9 maggio il ricordo del ritrovamento in Via Caetani a Roma del cadavere di Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha deposto una corona di fiori col presidente della Camera, Roberto Fico. A Cinisi (Palermo) eventi per ricordare Peppino Impastato, il militante di sinistra barbaramente assassinato dalla mafia. 

A ricordare Aldo Moro, 61 anni, uno dei maggiori statisti italiani del XX secolo, anche i partiti politici. In Via Caetani una delegazione del PD. Il 9 maggio non è solo la Festa dell’Europa e quella della vittoria dell’Urss contro il nazismo nella Seconda Guerra Mondiale. In Italia si celebra il Giorno della memoria delle vittime del terrorismo interno e internazionale: i partiti politici hanno tenuto un incontro nell’Aula di Montecitorio. Questo 9 maggio ricorre il 44°anniversario del ritrovamento in Via Caetani, nel centro di Roma, del corpo di Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse e rinchiuso nel bagagliaio di una Renault 4. In quello stesso giorno – il 9 maggio 1978 – fu brutalmente assassinato dalla mafia Peppino Impastato, 30 anni, di Cinisi (Palermo) emblema della ribellione al dominio della criminalità organizzata.

Peppino Impastato
Peppino Impastato (1948-1978)

Moro e Impastato, due storie simili

Cos’hanno in comune gli omicidi di Moro – dopo 55 giorni di prigionia nelle mani delle Br, complici servizi segreti deviati, nazionali e internazionali – e di Peppino Impastato, militante di Democrazia proletaria che si batteva contro la mafia attraverso Radio Aut? Nulla per ciò che riguarda mandanti ed esecutori, molto, forse, per ciò riguarda le motivazioni profonde della logica terroristica che li ha eliminati. Sia chi ha sequestrato, imprigionato e ucciso Aldo Moro, che coloro che hanno fatto saltare in aria Impastato, volevano che non cambiasse niente. Che l’Italia non procedesse nella direzione di una democrazia matura capace di superare la logica dei blocchi Est-Ovest della Guerra Fredda – lo voleva Moro – e che il nostro Paese non si emancipasse da una cultura e una pratica mafiosa molto diffuse ancora oggi – lo voleva Impastato.

L’Europa di Moro avrebbe mediato

In particolare, della figura di Moro si è tornati a parlare in relazione alla guerra in Ucraina perché lo statista democristiano fu uno degli architetti della Conferenza di Helsinki del 1975, il cui documento finale egli firmò in quanto capo del Governo italiano e presidente di turno della Comunità economica europea. A seguito di Helsinki nacque l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce). Secondo la testimonianza su Cittadellaspezia.com di Paolo Bufano del PD di Sarzana, lo statista Dc oggi chiederebbe pace e più Europa. Bufano cita l’ex deputato pugliese Gero Grassi, artefice della Commissione bicamerale d’inchiesta sul rapimento e la morte di Aldo Moro. Pace ed Europa, spiega Grassi, erano i termini che Moro menzionava di più nei suoi comizi come nelle sue lezioni universitarie. Concetti che esalta nella figura di Moro anche Giuseppe Fioroni, che quella Commissione d’inchiesta ha presieduto.

Moro Aldo Caetani 9 Maggio
Il ritrovamento del corpo di Moro nella Renault 4 rossa in Via Caetani a Roma il 9 maggio 1978

Ecco perché si può affermare che Moro chiederebbe oggi la convocazione di una Conferenza di pace nello spirito di Helsinki e non di Yalta. Per superare la logica dei blocchi contrapposti, basata sul si vis pacem para bellum (se vuoi la pace prepara la guerra). Il presidente Dc, sostiene Bufano, si schiererebbe dalla parte dell’Ucraina ma “chiamerebbe alla valorizzazione della dimensione europea come luogo di superamento della rinnovata contrapposizione Est-Ovest“. Ed “esorterebbe alla ricerca della mediazione, alla valorizzazione del coraggio e della fantasia dei mediatori“. E infine alla cura di non lacerare i preziosi legami fra i popoli e le culture“. Distinguendoli dai rapporti fra i rispettivi regimi, destinati a passare con l’evolvere del tempo. Come avvenne per l’Urss poco dopo il crollo del Muro di Berlino.

Mattarella e lo spirito di Helsinki

Del resto, come VelvetMAG ha documentato, di fronte all‘Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa Sergio Mattarella ha indicato al Vecchio Continente proprio Helsinki 1975 quale via di risoluzione della guerra in Ucraina. Secondo il capo dello Stato serve “prospettare una sede internazionale che rinnovi radici alla pace, che restituisca dignità a un quadro di sicurezza e di cooperazione“.

Sergio Mattarella all‘Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa il 27 aprile 2022

E questo “sull’esempio di quella Conferenza di Helsinki che portò, nel 1975, a un Atto finale foriero di positivi sviluppi” ha sottolineato. “Si tratta di affermare con forza il rifiuto di una politica basata su sfere di influenza, su diritti affievoliti per alcuni popoli e Paesi e, invece, proclamare, nello spirito di Helsinki, la parità di diritti.” Così come “l’uguaglianza per popoli e persone. Secondo una nuova architettura delle relazioni internazionali, in Europa e nel mondo, senza posizioni pregiudizialmente privilegiate“. Una lezione di Moro, fra i maestri di Mattarella. Che i vertici europei, compresi quelli finlandesi, per non parlare di quelli russi e statunitensi, sembrano avere dimenticato.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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