Matteo Zuppi, chi è il nuovo capo dei vescovi italiani

Romano, ha 66 anni ed è il cardinale di Bologna. È stato un prete delle periferie. Fu compagno di scuola di David Sassoli

Papa Francesco ha nominato il cardinale arcivescovo di Bologna, Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei). In passato Zuppi è stato assistente della Comunità di Sant’Egidio. 

Matteo Zuppi, chi è il nuovo capo dei vescovi italiani
Il neo presidente della Cei, Matteo Zuppi, con il Papa. Foto Twitter @AlzogliOcchi

A dare l’annuncio ai vescovi è stato il cardinale Gualtiero Bassetti. L’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve è il presidente uscente della Cei e ha dato lettura della comunicazione del Papa. I vescovi riuniti per la loro 76ª Assemblea generale avevano proceduto all’elezione di una terna di nomi per la nomina del presidente, secondo quanto previsto dallo Statuto. Ma l’ultima parola spetta sempre al Pontefice. “Ringrazio il Signore per la fiducia e ringrazio anche voi per la fiducia“. Queste le prime parole che, dopo la nomina, Matteo Zuppi ha rivolto ai prelati italiani riuniti in assemblea.

Matteo Zuppi Papa Francesco

Il nuovo capo dei vescovi, 66 anni, ha, quindi detto di essere rimasto “colpito dalle parole del cardinal Bassetti su comunione e missione“. “Sono le stesse parole che sento nel cuore per questo mandato“, ha quindi aggiunto. “Cercherò di fare del mio meglio, ce la metterà tutta. Restiamo uniti nella sinodalità, nella comunione, nella preghiera“. Il Cardinale Matteo Maria Zuppi è nato a Roma l’11 ottobre 1955, quinto di sei figli. Nei primi Anni Settanta è stato studente al liceo Virgilio, compagno di classe di David Sassoli, il presidente del Parlamento europeo prematuramente scomparso lo scorso 11 gennaio. E di cui il cardinale Zuppi ha celebrato i funerali.

Zuppi, il legame con “gli ultimi

A 18 anni il neo presidente della Cei ha conosciuto Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant’Egidio (e il cui nome emerse quale possibile candidato al Quirinale lo scorso gennaio). Ha quindi frequentato la Comunità e collaborato alle attività al servizio dei poveri. In particolare alle scuole popolari per i bambini emarginati delle baraccopoli romane. Ma anche alle iniziative per anziani soli e non autosufficienti, per gli immigrati e i senza fissa dimora, i malati terminali e i nomadi. Così come i disabili e i tossicodipendenti, i carcerati e le vittime dei conflitti.

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Il cardinale Zuppi a scuola (cerchiato in giallo). In rosso: David Sassoli. Foto Twitter @iscaramuzzi

Lunga gavetta prima degli onori

Laureato in Lettere all’Università La Sapienza di Roma, è ordinato sacerdote il 9 maggio 1981 e diventa vicario del parroco della Basilica romana di Santa Maria in Trastevere, monsignor Vincenzo Paglia, succedendogli nel 2000 per 10 anni. Dal 2005 al 2010, è stato prefetto della terza prefettura di Roma e dal 2000 al 2012 assistente ecclesiastico generale della Comunità di Sant’Egidio. Per conto della quale è stato mediatore in Mozambico nel processo che ha portato alla pace dopo oltre 17 anni di sanguinosa guerra civile. Nel 2010 è diventato parroco nella periferia di Roma, ai Santi Simone e Giuda Taddeo a Torre Angela. Il 31 gennaio 2012 Benedetto XVI lo ha nominato vescovo titolare di Villanova e Ausiliare di Roma. Nel 2015 Papa Francesco lo ha nominato arcivescovo di Bologna e quattro anni più tardi, cardinale.

Sassoli David Parlamento Ue
David Sassoli

 

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.