Oriana Fallaci: così la sinistra italiana l’ha ripudiata

Giornalista indomita contro ogni forma di potere, intellettualmente libera e purtroppo demonizzata

Oggi 29 giugno – classe 1929 – nasceva una delle donne più importanti del Novecento. Una “scrittrice prestata al giornalismo” come lei stessa si definiva: Oriana Fallaci. Passata alla storia per il suo carattere di ferro ed il suo straordinario coraggio durante le sue corrispondenze di guerra, in Vietnam, in Libano, in Iraq, a città del Messico. Oriana è diventata una delle intellettuali più influenti e divisive del suo secolo, e lo è ancora oggi. 

Paladina della libertà e dell’emancipazione femminile, giornalista indomita contro ogni forma di potere, secondo una gran fetta di opinione pubblica nell’era del politically correct, oggi è bollata come persona “portatrice di intolleranze”.

 

Sono le parole usate recentemente da un consigliere comunale del Partito Democratico di Livorno, per spiegare le ragioni del rifiuto ad intitolare una via nella città alla scrittrice. Lei che per tutta la vita aveva combattuto per i valori del socialismo italiano. Al di fuori di sciocche ipocrisie e pregiudizi, chi era davvero Oriana Fallaci? 

L’Oriana partigiana e antifascista

Oriana Fallaci è forse uno dei personaggi del Novecento, più politicizzato e di conseguenza più ‘storpiato’ dei nostri giorni. La destra ne ha sfruttato l’immagine nelle sue battaglie contro il fondamentalismo islamico. La sinistra, quando gli faceva più comodo, ne ha rivendicato sovente le sue battaglie sociali per l’aborto e per le donne. Con il risultato che nella maggior parte dei casi oggi l’opinione pubblica la classifica sulla base delle proprie informazioni, o come ‘fascista‘ o come ‘femminista‘. Mentre Oriana Fallaci è uno di quei rari personaggi della storia che avendo vissuto una vita straordinaria, impossibile da catalogare. Pensare di conoscerla solo grazie agli slogan politici o ai piccoli estratti che girano su internet dei suoi libri, è come accettare di guardare il mondo dal buco di una serratura. Purtroppo la stragrande maggioranza dei falsi miti che attorniano la sua figura, provengono proprio dagli ambienti nella quale lei si riconosceva di più e ai quali apparteneva sin da bambina.

Sì, perché Oriana Fallaci a differenza di quanto crede oggi una sinistra radical chic, è stata tutto fuorché una fascista o una conservatrice nazionalista. Oriana era una rivoluzionaria progressista. Suo padre era iscritto sin dai tempi della Seconda Guerra Mondiale al Partito Socialista Italiano e lei, quel fascismo di cui tanto oggi si abusa il termine, lo ha vissuto anagraficamente davvero. E lo ha combattuto. Sin dall’età di 12 anni, quando a Firenze con la bicicletta rischiando la propria vita, trasportava i messaggi ai partigiani arroccati sulle colline. Oriana ha sempre lottato per la libertà in tutte le sue forme. Avversando l’ipocrisia del perbenismo medio-borghese dell’Italia degli Anni Sessanta, intervistando e smascherando il potere, e osteggiando sempre qualsiasi forma di dittatura. Di qualsiasi terra e di qualsiasi colore. Sognava un mondo nella quale la donna fosse intellettualmente libera ed economicamente indipendente. Lottò per i diritti come il divorzio, l’aborto e la libertà sessuale della donna.

La demonizzazione di Oriana da parte della sinistra

Ciò che causò la sua demonizzazione fu la sua presa di posizione nei confronti del fondamentalismo islamico. A seguito dell’attentato alle Torri Gemelle del 2001. Oriana interruppe il suo silenzio stampa lungo quasi 10 anni e scrisse il libro La rabbia e l’orgoglio. Fu subito uno scandalo: le sue affermazioni furono giudicate diffamatorie, razziste, fasciste, complottiste e chi più ne ha più ne metta. La sinistra italiana – come Ponzio Pilato se ne lavò subito le mani – e prese bene le distanze da lei. La storica immagine monolitica e moralista dei partiti e dell’intellighenzia della sinistra italiana, – capace di ‘salvarsi’ perfino da Tangentopoli – cambiò radicalmente posizione. Oriana non era più la partigiana femminista, simbolo di emancipazione, coraggio e libertà, ma una bigotta, razzista ed estremista. 

Perché? Perché aldilà della sua opinione, aveva fatto qualcosa di estremamente scandaloso per i nostri tristi tempi moderni: esprimere un giudizio. Netto, estremo in una società che predilige la medium res. O come spiegava  Gaber “la legge dilagante del fatti i cazzi tuoi”. Oriana no. Oriana lottava, amava e odiava con passione. Perché senza passione come scriveva nei suoi libri non sapeva e non poteva vivere. Ciò che l’età moderna ha catalogato come razzismo, estremismo, nazionalismo, xenofobismo, in realtà non era contro qualcuno, ma soprattutto in difesa di qualcosa. In difesa di una cultura occidentale-europea che non esiste più, che non produce culturalmente più niente, e che in nome di un finto multiculturalismo alla fine rinnega se stessa. Oriana non si poneva contro l’interscambio culturale o il principio dell’accoglienza. Aveva vissuto da cittadina cosmopolita e internazionale, prima ancora che questi concetti nascessero.

Il realismo e la grande libertà intellettuale della Fallaci

Il fatto è che il realismo della Fallaci, era privo di qualsiasi pregiudizio culturale, basato esclusivamente dall’osservazione più cruda dei fatti. Oriana non è mai appartenuta e non appartiene né alla destra, né alla sinistra. Ma solo a se stessa. È vissuta all’insegna della libertà intellettuale per tutta la sua vita, come solo i veri geni possono vantare. Sognava un’Europa federalista e ne ha criticato negli ultimi anni la disfatta politica. Odiava la guerra e per questo tutta la vita l’ha raccontata per cercare di capirla. Odiava inoltre le ingiustizie che i popoli più poveri del mondo dovevano subire, in nome di un potere occidentale prima colonialista, poi capitalista, poi comunista, poi consumista, e infine liberalista. La guerra in Vietnam, la guerra in Libano, la guerra del Golfo, la guerra civile in città del Messico, ovunque andasse Oriana cercava risposte. Cercava di spiegare l’idiozia dell’uomo e di raccontare la terribile sofferenza di quei giovani ragazzi mandati a morire.

Come può tutto questo non essere riconosciuto? Come può tutto questo essere politicizzato? Le opinioni sono una colpa? Una società emancipata e libera, non ha paura di nessun giudizio. Anche ‘intollerante‘ come la Fallaci, disobbediente, o rivoluzionario. Di tutti coloro che sanno cosa sia la libertà, come Oriana.

“Lottate, ragionate col vostro cervello, ricordate che ciascuno è qualcuno, un individuo prezioso, responsabile, artefice di se stesso, difendetelo il vostro io, nocciolo di ogni libertà, la libertà è un dovere, prima che un diritto è un dovere.“