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Il gas russo e la crisi in Ucraina: perché ci riguardano?

In ballo il mercato energetico, il futuro ruolo della Russia, e dell'indipendenza energetica dell'UE

In questi giorni spaventano le tensioni ai confini russo-ucraini. Una pericolosa escalation che rischia di finire in tragedia. La Russia ha schierato circa 100mila soldati lungo il confine sud orientale della regione, nell’area del Donbass e quella meridionale della Crimea. Altre unità sono presenti nel territorio Bielorusso, storico alleato del Cremlino. Gli interessi in ballo sono tanti, ma il punto chiave è solo uno: le sorti presenti e future della Russia nel mercato energetico. L’UE punta alla costruzione di nuovi gasdotti per diversificare il suo approvvigionamento e attenuare la sua dipendenza dal gas russo, attualmente stimato al 40% del suo fabbisogno. Gli USA dal canto loro invadono il mercato con la nuova tecnologia GNL (gas liquefatto n.d.r.). Tra prospettive di breve e lungo termine, chi rischia di più e soprattutto cosa?

Cremlino
Cremlino (Russia) Patrimonio dell’UNESCO dal 1990

Il gas russo nel centro dell’Europa: Nord Stream 2 

La Russia esporta circa il 17% del fabbisogno di gas mondiale. Circa il 52% delle sue esportazioni riguardano il settore energetico. Nel commercio del greggio è seconda solo all’Arabia Saudita. Il suo principale potere economico e deterrente politico nei confronti delle superpotenze occidentali e non, dipende indissolubilmente dall’export di queste materie prime. La grande occasione per implementare la sua influenza in Europa è arrivata grazie al nuovo gasdotto Nord Stream 2. Un gasdotto che attraversando il Mar Baltico collegherebbe direttamente Mosca a Berlino, bypassando Polonia e Ucraina. Ma quando si parla di rapporti UE-Russia la domanda naturale è: cosa ne pensano gli USA? Per la Casa Bianca vi è il pericolo che il gasdotto incrementi l’influenza e l’interdipendenza dell’Europa dalla potenza Russa. Ma in ballo c’è molto di più.   

Il peso della Russia nel futuro

Gli Americani con la nuova tecnologia a GNL, che è più facilmente trasportabile e a basso impatto ambientale, sperano di invadere in tempi brevi essi stessi il mercato energetico europeo. Dal canto suo l’Unione Europea cosciente della sua rischiosa dipendenza dal Cremlino e della sua posizione di eterna fragilità nel settore energetico, prepara per il futuro piani di diversificazione dell’approvvigionamento del gas. La TAP ad esempio, il gasdotto che dalla Turchia fa rotta verso la nostra Puglia, fortemente osteggiato al tempo dal M5S, è oggi uno delle più grandi opportunità per il nostro Paese e per l’Europa di diversificare l’approvvigionamento. Di fondamentale importanza inoltre sarà l’ultimazione del gasdotto EastMed, che sarà in grado di rifornire l’Europa bypassando anche paesi come la Turchia, estraendo gas da giacimenti inutilizzati di Cipro e Israele. 

Con la realizzazione di EastMed nel 2027, l’implementazione della TAP, e una maggiore interconnessione fra paesi europei, l’UE potrebbe presto vedere ridotta la sua dipendenza energetica dalla potenza russa. Il deterrente più importante nelle mani di Putin nei confronti dell’Europa Occidentale potrebbe così perdere massicciamente peso. E’ dunque essenziale per il Cremlino che il Nord Stream 2 venga sbloccato prima possibile. In più c’è da considerare che la rivoluzione ecologica prenderà sempre più piede in Europa, e che dunque i paesi tenderanno a sviluppare maggiormente la percentuale delle energie rinnovabili, abbattendo ancora di più la domanda mondiale di gas e petrolio. La Russia rischia di diventare in un futuro prossimo così “il benzinaio del Terzo Mondo”. 

Una guerra fredda del gas  

Il 37% del gas russo arriva in UE attraverso l’Ucraina. Questo assieme ad altre motivazioni di ragione storica fanno oggi del paese ex URSS il più strategico per il Cremlino. Che si prepara a presentare domanda ufficiale di adesione all’UE nel 2024, con l’obiettivo di aderirvi negli anni 2030. Ma la Russia sarebbe disposta a perderlo? Proprio in virtù di questa delicata situazione l’annessione dell’Ucraina è un percorso tortuoso e delicato. L’eterna guerra fredda tra influenze filo-occidentali e influenze filo-russe in Europa. C’è da dire che con il Nord Stream 2 la Germania avrebbe supplito al totale fabbisogno energetico del paese. Lo stringere ‘patti con il diavolo’ d’altronde non è una tattica sconosciuta all’alleato a stelle strisce. Dopotutto gran parte del debito pubblico americano è in mano cinese e a loro volta gli USA sono il mercato di export più importante della Cina. 

Usa Russia scontro Biden Putin

Il problema è che l’Europa se divisa sarà sempre esposta a pressioni filo-russe, filo-americane e filo-cinesi. Per fare gli interessi del popolo europeo serve unità e coesione. Solo progetti comuni come l’EastMed, proposte come quelle di Italia, Spagna, Francia in sede Europea riguardo una riserva comune di gas per i paesi UE, possono davvero sperare di fare la differenza. Tenendo presente che non solo la Russia, ma anche le imprese private GNL degli USA, hanno i loro interessi nel mercato energetico UE. Gli investimenti UE sull’energie rinnovabili rappresentano un futuro strategico e l’unica vera speranza verso un’agognata indipendenza e abbattimento dei costi delle materie prime. Dietro la crisi Ucraina ci sono le sorti del mercato energetico di domani, il futuro della Russia, ma soprattutto dell’Europa. Meriterebbe forse una risoluzione a firma UE.

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Chiara Cavaliere

Attualità, Spettacolo e Approfondimenti

Siciliana trapiantata nella Capitale, dopo la maturità classica ha coltivato la passione per le scienze umane laureandosi in Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Senza mai abbandonare il sogno della recitazione per cui ha collaborato con le più importanti produzioni cinematografiche italiane tra cui Lux Vide, Lotus e Italian International Film.
Si occupa di attualità e degli approfondimenti culturali e sociali di MAG Life, con incursioni video. Parla fluentemente inglese e spagnolo; la scrittura è la sua forma di attivismo sociale. Il suo mito? Oriana Fallaci.

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