Boris Johnson, due anni fa la Brexit: oggi la tegola del rapporto sul “party gate”

Alla Camera dei Comuni il primo ministro tenterà oggi di difendersi ma potrebbe essere l’ultima volta. Un rapporto di Scotland Yard sul party gate potrebbe costringerlo alle dimissioni

Per il premier britannico Boris Johnson è arrivata la conferma ufficiale della ricezione del rapporto che ha come oggetto le indagini su di lui in merito alle vicende del cosiddetto party gate. La certezza è giunta da un portavoce del Cabinet Office. Il Primo Ministro riferirà alle Camere nel pomeriggio di oggi 31 gennaio alle 16.30 ora italiana.

Boris Johnson, due anni fa la Brexit: oggi la tegola del rapporto sul “party gate”

Il party gate, rapporto senza omissis

Da Downing Street hanno fatto sapere che la versione completa del rapporto sarà pubblica prima dell’incontro in seduta. Secondo i media locali, non si tratta del rapporto completo, che un’alta funzionaria ha redatto, e nemmeno di una versione contenente omissis, come richiesto da Scotland Yard. Questa possibilità, stando agli organismi di intelligence, consentirebbe di non interferire sulla ricostruzione di quegli eventi sui quali la forza di polizia londinese ha avviato un’indagine per stabilire se sia stato o meno violata la legge. Cressida Dick, capo della Metropolitan Police (Met), avevo reso noto il procedimento a capo del premier Johnson pochi giorni fa. “Posso confermare che il Met sta indagando su una serie di eventi che ebbero luogo a Downing Street e Whitehall negli ultimi due anni. In relazione a potenziali violazioni delle normative Covid“.

Johnson rilancia e celebra la Brexit

Sembra quindi che a poco sia valsa la mossa di questa mattina e che ha visto Johnson annunciare il Brexit Freedom Bills. Un ulteriore giro di vite all’uscita dai balzelli che ancora legano la Gran Bretagna alle norme dell’Unione Europea. Un pacchetto di regole per incentivare la ripresa economica di quei settori che più hanno risentito in questi due anni dello strappo dal Continente. Fallace tentativo, agli occhi dell’opposizione, di recuperare il terreno e la faccia persi nei confronti dell’opinione pubblica. I britannici sono rimasta scandalizzati dai festini organizzati in spregio alle norme anti pandemia, così come dall’assenza di decoro ed etichetta nel giorno antecedente ai funerali di Stato del principe Filippo, marito della Regina Elisabetta II.

Anche i conservatori chiedono dimissioni

E mentre alcuni legislatori conservatori chiedono le sue dimissioni, Johnson intanto esorta i critici ad attendere le conclusioni dell’alta funzionaria Sue Gray. Questa mattina, prima dell’annuncio sull’arrivo del rapporto a Downing Street, il primo ministro aveva parlato ai giornalisti nel corso di una visita al porto di Tilbury, nell’Essex. E aveva ribadito “quanto detto in passato” rispetto alla questione party gate, insistendo sul fatto di “non aver mentito” nella ricostruzione degli eventi. Tutti fatti poi finiti al centro dell’indagine che Scotland Yard ha avviato. E che adesso rischiano di portare, se non alle dimissioni, alla detronizzazione del premier.

Il premier britannico, Boris Johnson

Aggiornamento ore 18: il rapporto sul “party gate

Nel rapporto reso noto questo pomeriggio Sue Gray ha rivelato che le indagini riguardano 12 delle 16 feste private. L’aggravante sottolineata dall’inquirente di Scotland Yard è che alcuni membri del personale avrebbero avuto troppa paura per contestare il comportamento del Primo Ministro. Intanto da alcune indiscrezioni circolate sulla stampa britannica sembra che Boris Johnson sia pronto a radunare i parlamentari conservatori questa sera.

Il suo discorso alla Camera dei Comuni del pomeriggio non ha calmato la contestazione. Fin dal ingresso in aula, infatti, è stato accolto da urla che lo invitano a consegnare le immediate dimissioni. Il lungo discorso di scuse al momento non fa presagire l’intenzione di dimettersi. Parlando ai presenti, ha dichiarato: “In primo luogo, voglio scusarmi. Ci scusiamo per le cose che semplicemente non sono andate bene e ci scusiamo per il modo in cui è stata gestita la questione. Inutile dire che questo non rispettava le regole. Inutile dire che le persone stavano lavorando sodo. Questa pandemia è stata dura per tutti. Abbiamo chiesto alle persone di tutto il paese di fare i sacrifici più che straordinari, di non incontrare i propri cari, di non visitare i parenti prima che morissero, e capisco la rabbia che provano. Ma non basta chiedere scusa. Questo è un momento in cui dobbiamo guardarci allo specchio e dobbiamo imparare“. Il Primo Ministro si è anche detto disposto a rivedere alcuni aspetti della gestione dell’esecutivo e ha concluso sottolineando la disposizione ad accettare i consigli e le considerazioni del rapporto Gray.

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Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.