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Giancarlo Leone: “Sanremo è un booster fondamentale per la nostra musica e la nostra canzone”

Una chiacchierata del direttore di VelvetMAG con uno dei più grandi conoscitori della Tv e del Festival di Sanremo

Alla vigilia del 72esimo edizione del Festival di Sanremo il direttore ha incontrato per i lettori di VelvetMAG un addetto ai lavori che non solo conosce perfettamente la kermesse, ma che ha contribuito a realizzarne ben cinque edizioni – tutte di successo – Giancarlo Leone. Giornalista per professione, lui avvocato in una famiglia di insigni giuristi, arriva ai vertici della tv di Stato in cui resta per oltre trent’anni ricoprendo diversi ruoli dal suo ingresso nel 1983 e scalando alcuni di grande prestigio. Tra i più importanti è stato Direttore dell’Ufficio stampa (1991-1995) e del Coordinamento del palinsesto televisivo (1996 – 2000); Amministratore delegato di Rai Cinema (2000 – 2007) e direttore di RaiUno (2012 – 2016). Dal 2017 è presidente dell’Associazione produttori televisivi (APA) e, allo stesso tempo, continua la sua attività di docente universitario e di advisor con l’azienda che ha fondato dopo la carriera in Rai, Q10 media.

Un punto di vista esperto e da vero insider per parlare, di musica, di televisione e dell’evento più importante dell’anno che le racchiude entrambe nel nostro Paese. D’altronde se il grandissimo Domenico Modugno diceva “sono vent’anni che vengo a sanremo e sno vent’anni che mi c*** sotto” un motivo ci sarà!

Giancarlo Leone Sanremo
Photo Credits: Stefano Pinci

Intervista esclusiva di Giancarlo Leone a VelvetMAG

Partiamo dalla presa di posizione lo scorso anno perché il Festival in piena pandemia prevedesse “solo Canzoni” in tre ore.
Resto convinto della mia proposta dello scorso anno. Sarebbe stata una mossa intelligente, innovativa, quasi rivoluzionaria e doverosa in fase di pandemia tentare una strada del tutto diversa. Quella di accorciare la durata delle serate e rendendola soprattutto funzionale alla competizione, come è stato il Festival dall’origine per alcuni decenni.

Il motivo era semplice e organizzativo. La gestione di un numero così grande di artisti, maestranze e addetti ai lavori, sotto pandemia, rendeva e rende ancora oggi molto complessa la gestione di un format come quello che è previsto ancora oggi. Avrebbe prodotto in termini di share sicuramente un risultato inferiore, ma con un numero di telespettatori maggiore, perché se un evento come Sanremo durasse fino alle 23.30 – mezzanotte avrebbe di certo una media di teste alla visione più alta. Sappiamo come la tendenza si inverta allungando la serata.

Cosa è stato il Festival di Sanremo per la musica e la televisione italiana fino ad oggi?

Sanremo resta la principale manifestazione musicale di respiro europeo nel nostro Paese ed è un booster fondamentale per la nostra musica e la nostra canzone, in Italia e all’estero. Dopo 72 anni resta l’evento italiano di spettacolo e televisivo più importante. Significa che ha una forza, complice la sua durata, e un impatto irripetibili. Resta la nostra principale vetrina. Negli ultimi anni, l’ultimo in particolare, grazie anche al rapporto che c’è con l’Eurovision Song Content – con il vincitore del festival che partecipa rappresentando l’Italia – fa sì che se la direzione artistica della kermesse compie delle buone scelte musicali alla fine la nostra musica può essere premiata a livello internazionale, come è successo lo scorso anno con i Maneskin.

Qual è il tuo primo ricordo a Sanremo? La prima volta che sei andato al Festival?

Il ricordo più lontano è un festival in bianco e nero con Little Tony, Nicola Di Bari, I Ricchi e Poveri e Lucio Dalla che cantava 4 marzo 1943.

Hai organizzato direttamente ben 5 edizioni. Consideriamole per semplificare indicando solo il conduttore: cosa ha cambiato Fabio Fazio in due edizioni?
Fabio Fazio
ha riportato a Sanremo la musica d’autore, con canzoni di grande qualità e ha osato fino all’inosabile. Una caratteristica del suo format è stato spezzare il canonico sistema di conduzione introducendo per primo la co-conduzione. In più con al suo fianco Luciana Littizzetto, un personaggio disruptive tanto per RaiUno, che per il pubblico del Festival in generale.


 

Che festival sono stati i tre di Carlo Conti?

Intanto è l’unico conduttore che vanta un crescendo di ascolti per tre edizioni consecutive, quando anche i grandi conduttori hanno alternato un’edizione buona ad una meno buona. Carlo Conti si è messo al servizio della musica come direttore artistico ed è riuscito a fare ogni anno un festival diverso, pur con lo stesso conduttore, perché ha scelto una formula vincente ogni anno. Il primo ha proposto due cantanti già famose e vincitrici sul palco dell’Ariston, Arisa ed Emma; il secondo anno ha puntato sulla comicità innovativa di Virginia Raffaele; e per il terzo ha voluto al suo fianco Maria De Filippi. Realizzando tre show diversi in termini di formato televisivo, ma coerenti in termini musicali.

 

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C’è un Festival che Giancarlo Leone ha apprezzato di più da spettatore o dirigente Rai?

Non è elegante che sia io ad includere o giudicare quelli in cui sono stato coinvolto in prima persona e quindi li escludo. Anche se non ho avuto alcun ruolo, ricordo la conduzione di Paolo Bonolis, per la sua grande professionalità in più occasioni.

Torniamo all’oggi: Amadeus è il simbolo di quello che accaduto nell’ultimo biennio. Ha fatto un’edizione “normale” con vincitrice la splendida canzone di Diodato; uno pandemico e vincono non a caso i Maneskin. Questo che festival si annuncia musicalmente?
Musicalmente sulla carta si annuncia come il migliore dei festival di Amadeus, perché è riuscito ad ottenere una cosa che raramente si è vista in passato: un numero importante di artisti di altissimo livello, – solo per citarne 3, Morandi, Ranieri, Elisa – unito ad un blocco di giovani già dalla grande notorietà, anche televisiva. I primi due in termini di formato televisivo si fondavano sul binomio inscindibile Amadeus-Fiorello. Quest’anno ha puntato su una diversa alchimia ed è un tale professionista che sicuramente riuscirà a trovare il giusto assetto che sia allo stesso tempo premiato in termini di ascolti e musicale. Quest’ultimo è un aspetto fondamentale per la riuscita del Festival: i passaggi radio e la notorietà dei brani dalla kermesse in poi. Amadeus, come Carlo Conti, viene dal mondo della musica, della programmazione radiofonica che garantisce un vero festival di successo.

Parliamo di co-conduttrici, ospiti e monologhi sul palco dell’Ariston. Credi sia ancora la formula vincente?

Ormai è necessario, connaturato al format dello show televisivo, che non è più solo un festival della canzone, e non bastano piccole componenti aggiuntive non solo musicali. Deve contenere degli eventi, momenti di eccellenza, di natura comica o di pensiero riflessivo che il pubblico stesso attende. Non possiamo dimenticare per esempio cosa è stato Benigni sul palco dell’Ariston, Crozza, come tanti altri artisti. Quest’anno il solo fatto che ci sia il re degli incassi cinematografici Checco Zalone dimostra quanto sia fondamentale l’evento nell’evento per il suo agire come richiamo su quel pubblico che altrimenti non vedrebbe un festival della canzone. Lo show amplia il pubblico in visione ed è stato il punto di forza degli ultimi 15 anni.

Giancarlo Leone
Photo Credits: Stefano Pinci

Da un punto di vista comunicativo come giudichi la reputazione del festival nella società italiana?

Uno spettacolo che raggiunge nella serata finale oltre il 60% dei telespettatori, per non parlare poi dell’80% al momento della proclamazione, non si discute. Non esistono programmi paragonabili, se non una finale della Nazionale di Calcio. Sono numeri che raccontano una percezione del festival altissima, visto che oggi la media di un programma di successo è intorno al 20%. Sanremo è entrato nella percezione positiva del pubblico, non solo per la quantità di ascolto, ma in generale per la qualità che la Rai ha saputo mettere in campo in questi anni.

Giancarlo Leone tornerebbe a Sanremo? Se sì in che veste?
Certo. Chiunque è stato nella “bolla di Sanremo“, quelle settimane chiuso nel teatro Ariston, vivendo la selezione e lo spettacolo mentirebbe spudoratamente se dicesse di no. Chiunque e con qualsiasi ruolo abbia vissuto quel clima, quell’atmosfera irripetibile, vuole tornarci perché chiunque di noi vuol far parte nuovamente di qualcosa di irripetibile

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Angela Oliva

Direttore Responsabile
Pugliese di nascita, muove le sue prime esperienze giornalistiche tra Palio, Sport e Cronaca bianca a Siena durante il periodo universitario divenendo pubblicista subito dopo la laurea con lode in Scienze della Comunicazione. Con il trasferimento a Roma inizia il praticantato che la porterà a diventare professionista nel 2008. Si è occupata di gambling, dipendenze, politica estera (ha una seconda laurea sempre con lode in Scienze internazionali e diplomatiche), ippica, economia. Ha collaborato con giornali, TV (Telenorba), l'agenzia di stampa nazionale Il Velino-AGVNews e con diverse realtà specializzate. Diverse le esperienze in agenzie come account ed advisor del settore bancario, di associazioni di categoria, di comunicazione pubblica, turismo, trasporti, cybersecurity, compliance & risk management, telecomunicazioni, 5G e di gaming.
In parallelo si è occupata di Comunicazione strategica e Marketing come manager in azienda - trasferendosi a Rimini - assumendo spesso anche la responsabilità delle Relazioni esterne. Ha approfondito, con due diversi master, anche i temi della Corporate Social Responsibilty e della Sostenibilità.

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