Guerra in Ucraina, gli eccidi di Bucha rievocano l’orrore di Srebrenica

Nel 1995 il genocidio in Bosnia a opera dei serbi. Nelle zone a nord di Kiev esecuzioni di civili, torture, fosse comuni. Ma i russi negano tutto

Al 40° giorno di conflitto si intensifica l’offensiva russa nel sud dell’Ucraina. Missili hanno colpito di prima mattina, lunedì 4 aprile, la città di Mykolaiv. A Bucha, da dove emergono centinaia di cadaveri, le stragi attribuite ai russi in ritirata fanno gridare all’orrore. La guerra è lungi dal terminare. Forse è solo all’inizio.

Massacri a Bucha, Ucraina. L'immagine è del fotoreporter Santi Palacios, dal suo account Twitter, per https://www.revista5w.com/

Per il Governo di Kiev gli eccidi di Bucha, con corpi di civili trucidati e abbandonati per le strade strade, sono un genocidio. Gli inviati di guerra documentano con le immagini auto cariche di persone, anche bambini, schiacciate dai carri armati. Cittadini uccisi mentre erano in bicicletta. Secondo Ilario Piagnerelli della Rai sono 310 i civili massacrati a Bucha. Nelle fosse comuni si contano decine di cadaveri. In un’area non lontana da Kiev – fra Bucha, Irpin, Hostomel e altre località – dopo il passaggio delle truppe russe, ci sarebbero oltre 400 corpi già individuati dagli ucraini. La Russia nega tutto. E afferma che si tratta di una provocazione degli ucraini per bloccare i negoziati.

Ucraini massacrati a Bucha, vicino Kiev. Foto Ap dall’account Twitter @christogrozev

In un Tweet che riportiamo sotto il giornalista investigativo bulgaro, Christo Grozev, afferma che i russi sono andati a stanare dai rifugi antiaerei le persone che vi si erano rifugiate, assassinando tutti coloro che ritenevano aver fatto parte delle forze ucraine nel 2014-15, al tempo della rivolta del Maidan e dello scoppio della guerra nel Donbass. O coloro che avessero sul proprio corpo il tatuaggio del tridente ucraino, stemma del paese.

Bucha, il parallelo con Srebrenica

Il dramma di Bucha nella mente dell’Occidente rievoca, anche se in scala minore, il genocidio, di Srebrenica, in Bosnia, durante la guerra nella ex Jugoslavia, nel corso del luglio 1995. L’esercito serbo-bosniaco agli ordini del generale Ratko Mladic, trucidò oltre 8mila bosniaci musumalni, quasi tutti uomini e ragazzi tra i 13 e i 65 anni, dopo essersi assicurati il non intervento dei caschi blu olandesi dell’Onu, che abbandonarono la cittadina, zona protetta Onu, al suo destino.

Il premier Mario Draghi, il presidente francese Emmanuele Macron, il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, e lo stesso segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, affermano che “la Russia dovrà render conto di quanto accaduto“. E che “le immagini che arrivano da Bucha sono insostenibili“, “serve un’indagine indipendente” per verificare “crimini di guerra“.

Germania chiede stop gas russo

Risultato del ragionamento: i leader europei, gli Usa, la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, si dicono pronti al varo di nuove, più dure, sanzioni contro la Russia. Il segretario del PD, Enrico Letta, ha proposto, fra le polemiche, direttamente un embargo su tutto il petrolio e il gas che arrivano in Europa dalla Russia. Inaspettatamente, ciò che Letta sostiene trova pronta eco in Germania, il paese più dipendente di tutti, in Europa, dall’importazione di idrocarburi da Mosca. La ministra della Difesa, Christine Lambrecht, afferma che l’Ue dovrebbe discutere lo stop all’importazione di gas russo. Mossa che la Lituania ha già avviato, primo paese Ue che ne ha bloccato l’import. Nelle prossime ore a Lussemburgo i ministri delle Finanze dei 27 discuteranno l’impatto economico della crisi.

La ministra della Difesa tedesca, Christine Lambrecht

In Ucraina anche per oggi 4 aprile si prevedono corridoi umanitari da Mariupol a Zaporizhia in auto, cioè privatamente. Così come da alcune città della regione di Lugansk. Lo ha reso noto la vicepremier Iryna Vereshchuk su Telegram, citata da Ukraynska Pravda. Le autorità ucraine continuano a evacuare le persone dalle città di Severodonetsk, Popasna, Lysychansk, Rubizhne e dalla regione della Bassa Lugansk.

A sorpresa, infine, in nottata, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è intervenuto ai Grammy Awards negli Usa, chiedendo un “aiuto, ma non col silenzio“. Poco prima in un discorso alla nazione ha annunciato la creazione di un “meccanismo speciale” per indagare sui crimini di guerra compiuti dalla Russia. “Voglio che ogni madre di ogni soldato russo veda i corpi delle persone uccise a Bucha, a Irpin, a Hostomel“, ha sottolineato, definendo le forze di Mosca “assassini“, “torturatori” e “stupratori“.

“Mosca mobilita 60mila soldati e i mercenari”

Sul terreno la tensione resta altissima. Secondo l’esercito ucraino, la Russia sta mobilitando altri 60mila soldati per ricostituire le unità perse nella guerra. Compresi i mercenari del gruppo Wagner, già presenti a Donetsk.

Un mercenario del gruppo Wagner, pro-Russia, alla sede Osce di Donetsk. Foto Twitter @OSINTI1

Un conflitto, quello in Ucraina, che – secondo dati ufficiali Onu, quasi certamente sottostimati rispetto alla realtà – ha causato dal suo inizio la morte di 1.417 persone. Fra essi 59 bambini e 2.038 feriti. A Kharkiv, la secondo città dell’Ucraina, dopo Kiev, solo il 3 aprile sono morte almeno 7 persone e 34 rimaste ferite a causa dei bombardamenti russi.

Carro armato russo in fiamme in Ucraina. Foto Twitter @GeneralStaffUA

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Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.