William Shakespeare: misteri, luci ed ombre dell’autore di “Romeo e Giulietta”

Ha scritto molte tra le pagine più belle della letteratura inglese, ma qualcuno si chiede se sia esistito veraemente

William Shakespeare è scrittore e autore di pagine che hanno fatto la storia della drammaturgia inglese e mondiale del ‘600. Eppure sulla sua reale esistenza qualcuno continua ad interrogarsi, partendo dal presupposto che sul ‘padre’ di Romeo e Giulietta, Otello, Amleto (solo per citare alcune delle sue opere più celebri) esistono poche e sintetiche informazioni.

Ha scritto capolavori passati alla storia; dalle sue opere sono nate rappresentazione teatrali, film e musical che si sono succeduti negli anni e sui cui i registi, da ogni parte del mondo, continuano ad elaborare rivisitazione. Ha parlato d’amore, di follia, di magia, di posti incantati, regge imponenti, amicizie e lotte di classe; eppure su chi fosse veramente William Shakespeare aleggia un mistero che tiene dibattiti vivi ancora oggi, ad oltre quattrocento anni dalla sua morte.

William Shakespeare, ipotetico unico ritratto dal vero fatto risalire al 1610

Nessuna vera certezza, se non qualche menzione fatta da alcuni suoi contemporanei; qualcuno negli anni lo ha persino indicato come un prestanome. Tuttavia impossibile non ricordarlo come uno dei drammaturghi più importanti vissuti durante il regno della Regina Elisabetta I.

William Shakespeare e la vita avvolta nel mistero

Di William Shakespeare si sa che nacque il 26 aprile del 1564 e che morì il 23 aprile del 1616; di lui esistono pochissimi documenti e la storia lo vuole figlio di un mercante di Stratford-upon-Avon a cui sono attribuiti i natali del grande drammaturgo e poeta dell’Inghilterra elisabettiana. Nel 1903 lo scrittore Henry James lo definì: “La più grande e più riuscita frode che sia mai stata realizzata nei confronti di un mondo paziente“; eppure impossibile non guardare a Shakespeare come all’autore di opere tanto celebri, quanto magistrali. Uno dei pilastri indiscutibili della letteratura inglese e d’oltreoceano.

Il pazzo, l’amante e il poeta non sono composti che di fantasia” scrive Shakespeare in Sogno di Una Notte di Mezza Estate e di fantasia e mistero è avvolta proprio tutta l’esistenza del drammaturgo inglese. Di William Shakespeare è misterioso anche l’aspetto; ogni quadro o scultura che lo rappresenti pare siano stati creati solo dopo la sua morte. L’unica eccezione pare sia il busto sul suo monumento funebre; quest’ultimo fatto costruire dal genero nella chiesa della Santissima Trinità. Nel 1582, all’età di diciotto anni, aveva sposato Anne Hathaway di otto anni più grande; dopo sei mesi nacque una figlia, Susan, in seguito nacquero due gemelli, Hamneth e Judith.

Gli anni perduti

Del rapporto con la moglie qualcuno ritiene che non si possano narrare eventi idilliaci; eppure innegabile quanto Shakespeare si possa definire lo ‘scrittore dell’amore‘. Anche nel sonetto 145, in cui si cita il verso “hate away“, tradotto letteralmente “lontano dall’odio” un riferimento all’amore e alla moglie qualcuno lo vede chiaramente; le due parole, infatti, sembrano richiamare il cognome della moglie a cui il sonetto era dedicato. Il periodo che va dal 1585 al 1592 è chiamato dai critici “lost years” ( tradotto “gli anni perduti“); di questi anni, difatti, si sa ben poco della vita di William Shakespeare.

Romeo e Giulietta, opera di Gaetano Chierici

Tra le tante speculazioni fatte su quel periodo la più diffusa è che il drammaturgo sia scappato a Londra per fuggire ad un arresto a causa della caccia di frode di un cervo. Le prove della presenza di Shakespeare nella capitale inglese risalgono al 1592; all’epoca Robert Greene, uno dei membri degli University Wits lo definiva “un corvo abbellito dalle nostre piume” oltre che un uomo tutt’altro che modesto tanto da autodefinirsi “l’unico scuotiscene del paese“. Ma al di là del giudizio del suo contemporaneo, questo darebbe dimostrazione che già all’epoca Shakespeare fosse famoso nel mondo del teatro; e la sua fama fosse talmente grande da attirare l’invidia dei rivali.

Shakespeare tra poesia e teatro

Quando tra il 1592 e il 1594 i teatri chiudono a causa della peste, William Shakespeare si dedica alla poesia. Nel 1594 iniziò a scrivere i sonetti; poesie in cui parla dell’amore sotto le sue mille luci ed ombre. “Amore non muta in poche ore o settimane, ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio: se questo è errore e mi sarà provato, io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato“; così scrive nel Sonetto 116, conosciuto come tra i più celebri dei suoi componimenti in versi. Ma alla sua attività da poeta non si può non affiancare con grande merito quella di drammaturgo.

Quando nel 1594 riaprirono i teatri Shakespeare iniziò a lavorare per la compagnia teatrale più famosa del tempo, che si esibiva anche per la corte della Regina Elisabetta I; la compagnia era The Lord Chamberlain’s Men ed in quegli anni il celebre scrittore scrisse alcune delle sue opere più straordinarie. A Midsummer Night’s Dream (Sogno di una Notte di Mezza Estate, 1595), Romeo and Juliet (Romeo e Giulietta, 1595), Richard III (Riccardo III, 1595), The Merchant of Venice (Il Mercante di Venezia, 1596). Il patrimonio letterario lasciato in eredità da William Shakespeare è estremamente vasto; un percorso che va dalle storie d’amore alla storia contemporanea passando per un’analisi profonda dei personaggi.

L’amore, la follia e la magia

Uomini e donne portati a confrontarsi con la loro esistenza che spesso presenta un lieto fine, come nel caso della Dodicesima Notte, in cui i due gemelli Viola e Sebastiano, riescono a trovare l’amore nonostante la loro vita perigliosa. Ma i protagonisti di Shakespeare sono anche uomini e donne che si trovano a confrontarsi con i drammi di un percorso fatto di fragilità e tragedie, come il giovane Amleto che affronta la morte del padre e dell’innamorata Ofelia fino a giungere ai limiti della follia; o Romeo e Giulietta che, avvolti dalle pene di un amore impossibile, trovano nella morte l’unico modo per poter rimanere l’uno adagiato sul petto dell’altra. In William Shakespeare ci sono i molteplici aspetti di una vita umana; come la follia di Re Lear che cacciato dal suo stesso regno vagherà al pari di un vagabondo prima di trovare una conclusione alla sua vicenda.

William Shakespeare

E poi c’è la magia, gli equivoci e mondi fantastici come nello spettacolo di Sogno di Una Notte di Mezza Estate. C’è storia e ci sono storie in William Shakespeare, ci sono personaggi e personalità, amori e dolori; e ci sono sogni: realizzati, infranti, ma comunque sogni poiché del resto: “Siamo fatti della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita“; così direbbe Shakespeare, citando La Tempesta, e così ci piace concludere.

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    Messinese trasferita a Roma per gli studi prima in Scienze della Comunicazione Sociale presso l'Università Pontificia Salesiana, con una tesi su "Coco Chanel e la rivoluzione negli abiti femminili", poi per la specializzazione in Media, Comunicazione Digitale e Giornalismo alla Sapienza. Collabora con l'Agenzia ErregiMedia, curando rassegne stampa nel settore dei rally e dell'automobilismo. La sue passioni più grandi sono la scrittura, la moda e la cultura.
    Responsabile dei blog di VelvetMAG: VelvetPets (www.velvetpets.it) sulle curiosità del mondo animale e di BIOPIANETA (www.biopianeta.it) sui temi della tutela dell'ambiente e della sostenibilità.